Forza Italia ha dato una scossa alla discussione sul toto sindaco (e alla coalizione) dopo una pausa olimpica. Due giorni fa la presidente della Consulta nazionale di Forza Italia Letizia Moratti ha lanciato il sasso: "Tra i 30 illustri relatori" al convegno sul futuro di Milano che era in corso alla Fondazione Rovati "c'è il futuro candidato di Fi". É partita la caccia in sala, indiziata numero uno la rettrice dell'Università Statale Marina Brambilla (che in pubblico per ora ha negato ma fuori non sembrerebbe) e l'ex del Politecnico Ferruccio Resta, corteggiato dalla scorsa estate sia da Fi che dalla Lega e piacerebbe anche a FdI. Finora si è sfilato, ma di fronte al pressing serrato di tutta la coalizione chissà se davvero non scioglierebbe le riserve. Fi starebbe pensando anche a uno (o un paio) di imprenditori che presenti nel parterre dei relatori. Moratti e il coordinatore regionale Alessandro Sorte hanno ribadito per l'ennesima volta la posizione del partito: "A Milano si può vincere solo con un candidato civico", per allargare ad Azione di Carlo Calenda e per attrarre i voti del centrosinistra moderato che non si riconoscerà più "in una coalizione di Pd, Avs e 5 Stelle dove i riformisti saranno sempre più ghettizzati". A caldo gli alleati hanno criticato la fuga in avanti di Fi. Il deputato di Fratelli d'Italia Marco Osnato ieri ha ribadito: "Che sia un civico o un politico, sicuramente non verrà fuori da una riunione di un singolo partito. Sarà espressione di un programma e di tutte le forze cittadine".
Noi Moderati ripete da mesi ormai che per rilanciare la città la giunta avrà "bisogno di una guida politica" e, altrettanto chiaramente, la senatrice Mariastella Gelmini ha ribadito che "il nome migliore è Maurizio Lupi". Il deputato e coordinatore regionale del partito di Lupi, Alessandro Colucci, premette che "l'X-Factor sui nomi lanciato da Fi mi sembra un déjà vu del 2021. Il toto sindaco non ci ha portato bene in passato e non è il modo migliore per creare un'alternativa a Milano. Bisogna partire dal progetto per la Milano dei prossimi dieci anni, per questo abbiamo iniziato un dialogo con le categorie, per ascoltare proposte sui temi delle imprese, della sicurezza, del disagio giovanile, l'inclusione sociale, lo sport. Poi troveremo all'interno della coalizione il miglior nome politico in grado di interpretare e magari allargare". Ripete che "solo un politico in questo momento può guidare il rilancio di Milano. E si parte dai quattro partiti pilastro, poi si può allargare". Messaggio a Fi che si è già spinta a offrire ad Azione la poltrona da vicesindaco: "Mi sembra la scena del film in cui Totò vende la Fontana di Trevi".
Anche il capogruppo milanese della Lega Alessandro Verri frena le fughe in avanti e puntualizza che il nome "deve essere sostenuto in partenza da tutti i partiti". Civico o politico "è il dilemma di sempre. In questo momento sarei più indirizzato su un sindaco politico, già conosciuto, e come Lega possiamo vantare ottimi amministratori. ricordo che i nostri governatori sono sempre i più apprezzati in Italia. Avremmo le carte in regola per esprimere un nome". Qualche esempio? "Abbiamo tanti validi esponenti sia a livello di governo che cittadino.
Penso a Silvia Sardone, leader di preferenze", eurodeputata, vicesegretaria, consigliera comunale, "o il sottosegretario Alessandro Morelli", ex assessore e capogruppo in Comune, "che ha lavorato sul dossier delle Olimpiadi che sono andate benissimo. Nomi di peso cresciuti sul territorio". Un civico "non lo escludo a priori ma dovrà mettersi a studiare da politico".