Leggi, le proposte indecenti al Parlamento

E poi dicono che il legislatore è quel tizio dal volto serio, sguardo torvo, capo chino sommerso dalle carte, mente dispersa in un mare di commi. Nell’immaginario collettivo, insomma Solone è un tipo austero, niente da ridere. E invece aveva ragione Bismarck, uno che conosceva l’«articolo», a sostenere che «meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte». E benché tedesco, sembrava saperne più degli italiani dei secoli a venire. Sì, perché a giudicare dai progetti che marciscono (e vivaddio è il caso di dirlo) nei cassetti del Parlamento c’è da rallegrarsi che le varie commissioni, deputati, senatori e lor signori vari abbiano deciso, assai saggiamente, di non dedicare a quelle proposte neanche un secondo del loro tempo, notoriamente preziosissimo.
Se così non fosse stato, avremmo assistito a un dotto dibattito in cui maggioranza e opposizione si scannavano sull’opportunità di istituire una «patente europea dei pizzaioli» con annessa assegnazione di cittadinanza alla pizza: è di destra o di sinistra? E nel dettaglio: se la marinara è di sinistra, la capricciosa è di destra e la margherita di centro? Fortunatamente il quesito non si pone: progetto accantonato. E che dire del consulente filosofico? È partito trasversale quello dei laureati in questa disciplina e di esponenti ve ne sono a destra e a manca. Lo scontro è servito, ma il buonsenso allontana rischi e discussioni.
E così ecco tempi duri anche per statistici, tecnici laureati in ingegneria, agenti di scorta e poliziotti, informatori del farmaco, traduttori e interpreti. C’è chi azzardava la necessità di altrettanti albi professionali, forse consapevole che, in parlamento, più d’uno avrebbe bisogno di un interprete per farsi capire. Dotte dissertazioni di utilità sono rinviate a data da destinarsi, meglio mai che tardi, si potrebbe quasi chiosare, manomettendo il proverbio.
In tanto marasma di bizzarrie che l’Istituto Bruno Leoni ha messo nero su bianco sul web, c’è perfino chi, direttamente o indirettamente, ha proposto una legge per abolire un trattino. Sì, avete capito bene: un trattino. Niente più Provincia di Massa-Carrara, meglio la «Provincia di Massa e Carrara». Evviva la priorità. E se in Toscana il trattino ha pochi fan, in Calabria ne ha molti di più: la Provincia di Catanzaro è lì per diventare «Provincia di Catanzaro-Lamezia Terme», ma l’oblio l’ha congelata. Questioni cruciali, insomma, altro che testamento biologico, inquinamento e trasporti, aborto, incentivi contro la disoccupazione, alleggerimento della pressione fiscale.
Molto meglio interrogarsi sull’albo degli erboristi o su quello dei sociologi, magari passando attraverso la corporazione dei «radiodiffusori di informazione e cultura italiana all’estero». Per non parlare dell’Albo delle città d’arte e del Fondo per le città d’arte, che sa tanto di trappola per ingoiare i soldini del contribuente. Eppoi quali sono i requisiti per diventare città d’arte? Un castello vale più o meno di un rudere di terme romane? E una necropoli «pesa» come una chiesa? I consulenti sono avvisati: occhio alle scoperte taroccate, c’è il rischio di far passare per luogo d’arte un posto senza arte nè parte...