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L'esule: "Il potere è diviso, persino i religiosi lasciano Ahmadinejad"

Ebrahim Nabavi, lo scrittore satirico esule più amato dagli iraniani: "Gli ayatollah potrebbero appoggiare i riformisti"

L'esule: "Il potere è diviso, persino i religiosi lasciano Ahmadinejad"

«Sei mesi fa non mi aspettavo più nulla, gli iraniani erano in preda all’apatia ora invece si ribellano... mi sembra una magia, anche se non posso dimenticare morti ed arrestati». A 50anni Ebrahim Nabavi rincomincia a sperare. Lo scrittore satirico più amato dagli iraniani, autore di «Iran, gnomi e giganti. Paradossi e malintesi» (Spirali Editore), sente più vicina l’ora del ritorno. Lasciò il suo paese dopo esser finito in carcere nel 1998 e nel 2000.

Da allora vive in Belgio e da lì ha appena indirizzato una lettera aperta alla Suprema Guida in cui spiega ad Alì Khamenei il suo errore fatale: «Khamenei per salvare un ometto senza valore come Ahmadinejad ha perso il rispetto di popolo e politici. Il suo peggior difetto è che sa di essere un mediocre e per questo sogna di far fuori ex presidenti come Khatami o Rafsanjani».

È vero che anche conservatori e religiosi lo stanno abbandonando?
«È sempre più isolato, più della metà dei suoi l’hanno mollato. Pensava di usare un baciapiedi come Ahmadinejad per governare, ma gli iraniani rispettano Khatami e Mousavi».

Rafsanjani sta cercando di riunire il Consiglio degli Esperti. Khamenei rischia di venir messo da parte?
«Può succedere, Khamenei ha annunciato la vittoria di Ahmadinejad senza neppure attendere il verdetto del Consiglio dei Guardiani. Ha disatteso il principio fondamentale di un’autorità basata su rettitudine e correttezza e ha offerto un grossa occasione a chi vuole la sua fine».

Far fuori Khamenei significa minare alla base la Repubblica Islamica. Rafsanjani metterà a repentaglio soldi e potere? «Rafsanjani è ricco di suo, non è un ayatollah corrotto, è semplicemente un esponente di ampie vedute capace di governare politica e finanza. Dopo la morte di Khomeini facilitò l’ascesa di Khamenei che considerava poco intelligente e poco pericoloso per governare da dietro le quinte. Questo ha innescato le gelosie della Suprema Guida che vorrebbe liberarsi di lui».

Gli ayatollah con chi stanno?
«Con se stessi. Non riconoscono mai la superiorità di uno di loro. Succedeva solo con Khomeini, non certo con uno come Khamenei. Ora potrebbero appoggiare Rafsanjani.»

Lei conosce Moussavi da 25 anni. È in grado di guidare la nuova rivoluzione?
«È un uomo determinato, ma anche istruito, religioso e al tempo stesso moderno, attento ai problemi dei poveri. Per questo è amato e rispettato. Quando dice di non temere la morte e di non voler fare passi indietro ci crede davvero».

È sceso in piazza dopo 20 anni di silenzio. Cosa lo muove?
«La follia di Ahmadinejad. Vuole impedirgli di distruggere il paese».

Lo arresteranno?
«Moussavi è solo, tutti i suoi amici sono già in carcere. Se non lo arrestano è perchè temono la reazione della gente».

I Pasdaran salveranno il regime?
«Metà di loro sta con Moussavi come metà dei ministri e del Paese.

Se le proteste continuano il problema di Ahmadinejad non sarà più Moussavi ma i Pasdaran che rifiuteranno di sparare sulla gente.

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