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Amore e Psiche, il mito che ha incantato San Siro durante la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi

Si tratta di una delle favole più celebri dell'antichità, narrata da Apuleio nel II secolo d.C. all'interno de Le Metamorfosi

Amore e Psiche, il mito che ha incantato San Siro durante la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi
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Non poteva essere che un elogio alla bellezza e all'armonia l'apertura dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026; non è dunque un caso che lo spettacolo sia stato un tributo all'arte neoclassica di Antonio Canova, con le figure centrali di Amore e Psiche, uno dei gruppi scultorei più belli che l'artista di Possagno ci ha donato.

Ma di cosa parla questa favola che ancora oggi incanta il mondo? Amore e Psiche è una delle storie più celebri dell'antichità. Venne narrata dall'autore Apuleio nel II secolo d.C. e fa parte della raccolta delle Metamorfosi. Il mito parla della giovane Psiche, una fanciulla mortale di rara bellezza, così bella che persino la dea Afrodite prova invidia nei suoi confronti. Decisa a punire la ragazza, Afrodite comanda al figlio, Amore, di fare in modo che la giovane si innamori di un mostro. Al momento di scoccare la sua freccia, però, il dio sbaglia mira, e il dardo lo colpisce al piede. Amore-Cupido, dunque, si innamora perdutamente della fanciulla.

Nel frattempo, ai genitori di Psiche giunge un terribile responso da parte dell'oracolo: la figlia è destinata a sposare un terribile mostro e deve essere abbandonata sulla cima di una rupe. Così viene fatto. Psiche viene lasciata al suo destino, ed è proprio lì che Amore la trova e la soccorre, portandola nel suo palazzo senza mai mostrarsi.

Amore raggiunge la sua amata soltanto di notte, al buio, per non essere riconosciuto. Dopo aver trascorso le ore notturne insieme, il dio spiega alla giovane che i loro incontri dovranno sempre avvenire al buio, e le chiede di non cercare mai di vederlo.

Psiche finisce con l'innamorarsi del suo misterioso amante, e il desiderio di conoscerlo si fa sempre più forte. La giovane però rispetta il volere dell'amato, questo almeno fino all'arrivo delle sorelle di lei, invitate a palazzo. Le sorelle, invidiose della felicità di Psiche, insinuano il dubbio nella giovane. Le dicono che il suo amato non è altro che un mostro, una creatura malvagia che un giorno la ucciderà. Così, una notte, Psiche attende che Amore si addormenti e accende una lampada ad olio. La luce tremolante le mostra la figura del suo amato, un bellissimo giovane. Ammaliata da quell'immagine, Psiche resta a contemplarlo fin quando una goccia di olio non cade su Amore, svegliandolo.

Amore, addolorato per il tradimento subito, se ne va, gettando Psiche della disperazione.

La ragazza, decisa a ritrovare il suo innamorato, compie quindi un viaggio e si sottopone a numerose prove. La storia si conclude con Amore che chiede a Zeus di intercedere per lui e convincere Afrodite ad accettare il matrimonio. Psiche diviene a sua volta una dea, e raggiunge il suo sposo nell'Olimpo.

Questo bellissimo racconto ha ovviamente un significato allegorico. In greco, Psyché significa anima, perciò il mito rappresenta il viaggio dell'anima umana che, attraverso il superamento di prove, dimostrando perseveranza, raggiunge l'amore divino.

id="docs-internal-guid-b5ae188b-7fff-2983-54c8-5aa00528443f">Tema generale della cerimonia delle Olimpiadi è stata l'armonia, e la favola di Amore e Psiche simboleggia appunto l'unione fra la passione (Amore) e la razionalità (Psiche). Un'unione, dunque, fra cuore e mente.

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