Già sembra la preistoria e è passato poco più di un anno da quando tutti si sentivano artisti con l’AI, gli AIrtisti, e c’era la moda di ghiblizzarsi, e come sono invecchiati presto i video degli influencer dell’AI che sdiliquivano perché si poteva essere tutti artisti, senza neppure accorgersi che una cosa che possono fare tutti significa che è senza valore per nessuno. Tant’è che cosa è rimasto dei ghiblizzati? Hayao Miyazaki, e gli altri dello Studio Ghibli, che furbamente non fecero causa a nessuno perché tutto quel fenomeno diventò solo pubblicità per loro.
Tuttavia c’è un dato confortante, l’AI ha fatto diventare tutti scrittori (o meglio autori, sebbene sia una distinzione che è meglio non fargli perché non la capirebbero mai): nel 2025 negli Stati Uniti i libri pubblicati con ISBN hanno superato i 4,17 milioni, e la vera spinta è arrivata dall’autopubblicazione, che da sola è salita a 3.529.980 titoli, con un balzo del 38,7% sul 2024, mentre l’editoria tradizionale è rimasta a 642.242 titoli. La crescita non viene dagli editori classici, viene dalla produzione diretta, sempre più facile e sempre più veloce e sempre più inutile. Sui libri scritti con l’AI non esiste ancora un dato generale affidabile per tutto Amazon, anche perché Amazon obbliga a dichiarare i contenuti AI-generated ma non mostra questa informazione ai lettori, però i segnali recenti sono fortissimi e già nel 2023 Reuters aveva documentato l’esplosione degli ebook fatti con ChatGPT, e nel 2025 un’indagine su una nicchia precisa, quella dei libri di rimedi erboristici su Amazon, ha stimato che l’82% dei titoli analizzati fosse probabilmente scritto almeno in parte con l’AI.
Perché dico confortante? Perché nello stesso periodo di tempo ho ricevuto meno richieste di aiuti editoriali (la maggior parte gente che non sapeva scrivermi neppure una lettera di aiuto decente, e non perché non avesse letto me, cosa grave se scrivi a me, ma neppure niente altro), diciamo un buon 80% in meno, e in compenso ho ricevuto l’80% in più di libri autopubblicati con Amazon, e è più facile farne un mucchio e infilarli nella differenziata per la carta (per farli riciclare in altri libri self-pubblished) che dover rispondere male a aspiranti scrittori che iniziano sempre con “la ammiro moltissimo” per proporti l’improponibile, e se gli rispondi male ti odiano a vita, l’ammirazione sparisce. Adesso è tutto più tranquillo, e non ti chiedono più neppure le recensioni perché sanno che nessun quotidiano recensisce libri autopubblicati, e neppure pubblicati con piccoli editori spesso a pagamento.
Con l’AI hanno risolto anche il problema gli aspiranti che non avevano voglia di scrivere, i libri glieli scrive l’AI, e fine. Alcuni fanno pure un giochino di una raffinatezza, ma di una raffinatezza, a cui neppure la casalinga di Voghera di Arbasino sarebbe arrivata, dichiarando che il libro lo ha scritto tutto l’intelligenza artificiale, per sembrare se non intelligenti almeno furbi: magari lo dichiarano apposta, ma non è vero. Oppure lo dichiarano apposta ma per mostrarti come l’hanno usata bene. Comunque, Jeff Bezos è contentissimo, e io pure.
La percentuale di scrittori veri, tra l’altro, resta la stessa di sempre, intendo gli scrittori che restano: bassissima. Anche se pubblicano con editori grandi, anche lì in venticinque anni ne ho visti apparire e sparire tantissimi.
E parlo di quelli che almeno un best seller l’hanno imbroccato, solo che chi se lo ricorda più, almeno però un colpo editoriale l’hanno fatto, per quello letterario ci vogliono anni di studio e coerenza e talento e disciplina, altro discorso. Qui si vuole andare veloci e vendere, e come scrisse Aldo Busi in Sodomie in Corpo 11: “È ben triste scrivere per vendere, sacrificare tutto il resto, e poi non vendere”.