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L'Università, i libri, la pipa. I segreti di Umberto Eco e "Il nome della rosa"

Il 19 febbraio 2016 moriva Umberto Eco, la cui penna ha attraversato discipline e linguaggi, coniugando rigore accademico e straordinaria capacità divulgativa

L'Università, i libri, la pipa. I segreti di Umberto Eco e "Il nome della rosa"
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Dieci anni fa moriva Umberto Eco, simbolo del Novecento letterario e figura trasversale della cultura italiana. "Chi non legge, a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni… Perché la lettura è un'immortalità all'indietro", scriveva in Perché i libri allungano la vita. Ed è proprio in queste parole che si riconosce l'essenza del suo pensiero: l'idea che i libri non siano semplici oggetti, ma strumenti capaci di moltiplicare l'esperienza umana e di attraversare il tempo, rendendo ciascun lettore contemporaneo di epoche, storie e immaginari lontanissimi.

I giornali, l'Università, i libri

Nato ad Alessandria nel 1932, dopo la laurea a Torino con una tesi su Tommaso d'Aquino, da cui trasse il suo primo volume, Umberto Eco avviò una brillante carriera che lo portò prima in Rai, nel gruppo innovatore dei "corsari", e poi al giornalismo culturale,collaborando con L'Espresso e con i maggiori quotidiani italiani,dove firmò a lungo la rubrica "La bustina di Minerva".Parallelamente approfondì gli studi di semiotica e linguistica,affermandosi tra gli anni '60 e '70 come uno dei maggiori teorici del settore, anche grazie all'attività universitaria svolta tra Torino,Milano e soprattutto Bologna, dove contribuì alla nascita del DAMS,fondò Scienze della Comunicazione e diresse importanti istituti accademici. Dal 1959 al 1975 guidò Bompiani, influenzando le scelte editoriali e nel 1971 fondò la rivista Versus, assumendo un ruolo di primo piano negli studi semiotici internazionali. La notorietà mondiale arrivò nel 1980 con Il nome della rosa,Premio Strega e bestseller tradotto in decine di lingue, seguito da altri romanzi di successo come Il pendolo di Foucault e L'isola del giorno prima, mentre proseguiva un'intensissima produzione saggistica. Intellettuale di fama globale, insignito di quaranta lauree honoris causa, si ritirò dall'insegnamento nel 2007 e fu nominato professore emerito dell'Università di Bologna, che lo celebrò per l'originalità e l'impatto duraturo del suo pensiero.

Il nome della rosa

Considerato uno dei libri più importanti del novecento,con 55 milioni di copie vendute in tutto il mondo, "Il nome della rosa" è il primo romanzo che Umberto Eco pubblicò nel 1980 per Bompiani. Lo scrittore impiegò due anni per scrivere la storia di una comunità di monaci sconvolta da una serie di delitti,in particolare quella di un frate francescano che indaga i misteri di una biblioteca inaccessibile. Della sua opera,dell'idea e della sua interpretazione Eco parlò apertamente sulle pagine di Repubblica nel 2006, svelando dettagli inediti:"Tutti pensano che il romanzo sia stato scritto al computer, con la macchina da scrivere, in realtà la prima stesura fu fatta appena. Però ricordo di aver passato un anno intero senza scrivere un rigo. Leggevo, facevo disegni, diagrammi, inventavo un mondo. Ho disegnato centinaia di labirinti e piante di abbazie, basandosi su altri disegni, e su luoghi che visitavo". Persino la scelta del titolo non fu così immediata: "Era l'ultimo di una lista che comprendeva tra gli altri "L'abbazia del delitto","Adso da Melk" eccetera. Chiunque leggeva quella lista diceva che "Il nome della rosa" era il più bello".

La pipa

La pipa fu per Umberto Eco molto più di un semplice vezzo personale: divenne un tratto distintivo della sua immagine pubblica, spesso associata alla figura del grande intellettuale assorto nella riflessione. Ritratto spesso con la pipa tra le mani, Eco finì per trasformare quell'abitudine in un segno identitario, quasi un'estensione del suo ruolo di scrittore e semiologo. Alcuni esemplari delle sue pipe sono oggi visibili nello studiolo ricostruito presso la Biblioteca Nazionale Braidense, inaugurato nel 2022 per accogliere la sua straordinaria collezione di circa 1300 libri antichi e 36 incunaboli.

Lo spazio riproduce fedelmente l'atmosfera del suo studio privato, restituendo non solo l'ambiente di lavoro ma anche l'universo personale dello studioso: accanto ai volumi trovano posto oggetti quotidiani e affettivi, come il flauto dolce, i bastoni da passeggio, le pipe e i pupazzetti dei Peanuts, che contribuiscono a delineare un ritratto più intimo e umano del grande intellettuale.

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