Non solo un incredibile successo di medaglie tricolori. Vanta un bilancio da record anche l’esperienza di Casa Italia di Milano Cortina 2026: 120.000 ospiti accolti, tre sedi operative, 6.000 metri quadrati allestiti e, soprattutto, una trasformazione profonda del progetto che il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha saputo guidare con visione e capacità organizzativa. Per la prima volta nella storia, Casa Italia ha infatti aperto le sue porte al pubblico, segnando una svolta che va ben oltre i dati quantitativi. La scelta di rendere accessibile un luogo tradizionalmente riservato ad atleti, istituzioni e stakeholder ha rappresentato un atto di fiducia e di maturità: lo sport italiano, forte dei suoi successi olimpici e della sua credibilità internazionale, ha deciso di condividere il proprio cuore pulsante con cittadini, appassionati e visitatori provenienti da tutto il mondo. Nel solco di un’Olimpiade per la prima volta realmente “diffusa” sul territorio, anche Casa Italia ha assunto una configurazione policentrica, articolandosi tra Triennale Milano, il Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda Livigno e Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo. Tre presìdi diversi, complementari, capaci di dialogare con il territorio e di interpretare le specificità di Milano, Livigno e Cortina, restituendo l’immagine di un Paese coeso e al tempo stesso plurale. La sede milanese, nel cuore della Triennale, ha rappresentato il baricentro culturale del progetto: un luogo simbolico del design e dell’architettura italiani che ha ospitato il percorso espositivo “Musa”, chiave narrativa di questa edizione. La mostra ha coinvolto 86 artisti italiani e internazionali, presentando 123 opere e 504 oggetti di design, in un allestimento di grande impatto visivo, impreziosito da oltre 700 corpi illuminanti e 310 metri quadrati di led. Numeri che raccontano non solo l’imponenza dello sforzo produttivo, ma anche l’altissimo livello curatoriale e organizzativo raggiunto. Con “Musa”, Casa Italia ha ribadito la centralità del dialogo tra sport e arte, in piena coerenza con la visione di Pierre de Coubertin, che concepiva l’Olimpismo come sintesi di competizione atletica e tensione estetica. Le Muse, nella tradizione classica, sono forze generatrici di creatività e conoscenza: assumerle come metafora ha significato raccontare un’Italia capace di ispirare, di innovare, di trasformare il patrimonio culturale in visione contemporanea. Il percorso espositivo ha saputo intrecciare memoria e futuro, grazie anche alla presenza di 60 oggetti olimpici che hanno fatto la storia del Comitato Olimpico Internazionale, creando un ponte ideale tra le radici del movimento olimpico e la sua proiezione nel XXI secolo. In questo senso, Casa Italia non è stata solo una vetrina, ma una vera piattaforma culturale di rilievo internazionale, punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2016 e progressivamente cresciuto attraverso le diverse edizioni dei Giochi.
Tra gli elementi più apprezzati dal pubblico e dai media internazionali va ricordato il Medal Screen, diventato rapidamente uno dei fulcri emotivi dell’esperienza. In un’Olimpiade diffusa, dove le competizioni si svolgevano in sedi geograficamente distanti, il Medal Screen ha svolto una funzione simbolica e aggregativa: uno spazio di celebrazione collettiva, capace di riunire tifosi, famiglie e istituzioni attorno ai successi degli azzurri. La sua efficacia è stata resa possibile da un’organizzazione impeccabile: tempi di aggiornamento rapidi, qualità tecnica elevata, integrazione perfetta con l’allestimento e con il racconto visivo complessivo. Un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica, se guidata da una visione chiara, possa diventare strumento di partecipazione e non semplice elemento scenografico. Più in generale, l’intero progetto si è distinto per efficienza e coordinamento: tre sedi operative, migliaia di visitatori al giorno, un calendario fitto di eventi istituzionali, culturali e celebrativi gestiti senza criticità rilevanti. La macchina organizzativa del CONI ha dimostrato una maturità consolidata, confermando la capacità italiana di coniugare creatività e rigore gestionale.
L’ospitalità ha rappresentato parte integrante del racconto. A Milano, la presenza di Davide Oldani e Tommaso Arrigoni; a Cortina, di Graziano Prest e Fabio Pompanin; a Livigno, di una squadra di chef valtellinesi, ha valorizzato la cucina italiana come linguaggio identitario. Un patrimonio riconosciuto anche a livello internazionale, che pochi mesi prima dei Giochi ha ricevuto il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO. In questo contesto, la proposta gastronomica non è stata semplice corollario, ma parte integrante del progetto culturale: un’esperienza sensoriale capace di tradurre in sapori e gesti concreti il racconto dell’Italia contemporanea.
Casa Italia Milano Cortina 2026 lascia in eredità molto più di un successo numerico. Ha consolidato un modello: da Hospitality House a piattaforma culturale aperta, inclusiva, riconoscibile a livello globale. Ha rafforzato il senso di appartenenza, trasformando l’esperienza olimpica in un racconto condiviso. Ha dimostrato che l’eccellenza sportiva italiana – reduce da stagioni olimpiche straordinarie – può essere accompagnata da un’altrettanta eccellenza organizzativa e progettuale. Nel cuore di un’Olimpiade che ha saputo distribuire energie e opportunità su un territorio ampio e articolato, Casa Italia ha funzionato come catalizzatore simbolico: luogo di incontro tra atleti e cittadini, tra istituzioni e creativi, tra tradizione e innovazione. Un laboratorio di identità nazionale proiettato sulla scena internazionale: Se il successo sportivo ha acceso l’entusiasmo del Paese, Casa Italia ne ha dato forma e profondità, trasformando la celebrazione delle medaglie in un racconto strutturato, colto e accessibile.