Oltre la legge, oltre la giustizia, c’è il buio della vendetta basata sulla legge biblica del taglione, dell’arcaica nemesi.
Così nelle notti milanesi un folle assassino seriale va in giro - armato di una micidiale balestra professionale da caccia e bardato total black con moto riverniciata nera come la tuta e il casco che indossa - a trafiggere mortalmente uomini assolti dai tribunali per reati di violenza contro le donne. Innocenti per i tribunali, colpevoli nell’ultimo grado di giudizio deciso dal solo Sagittario.
È su questo filo rosso che si snoda la trama dell’omonimo giallo milanese ‘Il Sagittario’, edito da Ugo Mursia Editore, in distribuzione da oggi nelle librerie e nei bookstore, firmato dalla coppia di autori milanesi Fabrizio Carcano e Giorgio Mainome, già autori lo scorso anno del prequel ‘Il Fiore della Vendetta’.
Giallo che inevitabilmente farà discutere, ambientato nella Milano di oggi, con un doppio filo conduttore nella trama che si snoda in diversi archi temporali - nel 1978 durante i giorni del rapimento Moro, all’apice degli anni di piombo, nel passaggio epocale tra il 1999 e il 2000 e poi nei giorni nostri - in tre Milano distanziate ognuna di un quarto di secolo, diverse tra loro, descritte dagli autori con i loro occhi sul presente e i loro ricordi del passato cittadino.
Ma al centro dell’indagine ci sono i delitti seriali compiuti dal Sagittario.

“Il personaggio de ‘Il Sagittario’ - spiegano Carcano e Maimone - e’ un giustiziere notturno ‘fai da te’, che con la sua balestra si erge a Dio, decidendo lui chi deve morire trafitto dai suoi dardi avvelenati, lo giudicheranno i lettori: è un assassino, che nella realtà cumulerebbe ergastoli su ergastoli in un regime di massima detenzione e non ha nulla di eroico o ammirevole.
Abbiamo voluto raccontare la deriva ossessiva e folle, e sanguinaria, che potrebbe scatenare il senso di mancanza di giustizia in una mente già predisposta al male e alla violenza, ribadendo che si tratta non di un giustiziere ma di un assassino”.