Leucemia a scuola, la Procura archivia

La Procura della Repubblica ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sulla leucemia alla scuola elementare di via Corridoni. La decisione è stata assunta dal procuratore aggiunto Nicola Cerrato e dal pm Giulio Benedetti, che avevano aperto un fascicolo di inchiesta a carico di ignoti per il reato di lesioni personali gravissime. Se si fosse accertato che il boom di Lla - leucemia linfoblastica acuta, la sindrome che nell’inverno scorso aveva colpito quattro alunni della stessa scuola - aveva origini in forme di inquinamento ambientale, i responsabili sarebbero stati incriminati. Ma il gruppo di analisi creato da Procura e Asl per studiare il caso di via Corridoni ha escluso che negli ambienti frequentati dai bambini fossero presenti fattori di rischio significativamente elevati: una conclusione che, se ha lasciato senza risposte e senza certezze i genitori dei piccoli e dei loro compagni di scuola, ha costretto la Procura a chiudere il fascicolo. Penalmente parlando, la tragedia vissuta dalle famiglie non è colpa di nessuno.
Ma la fine dell’indagine giudiziaria non chiude il caso. Lo spiega uno degli specialisti incaricati di fare parte della task force: Andrea Biondi, primario del reparto di ematologia pediatrica del San Gerardo di Monza, che ha in cura i bambini di via Corridoni. «In questa fase - dice Biondi - era indispensabile dare in tempi certi una prima risposta alle famiglie, ed è quello che abbiamo fatto. Ma noi continueremo a studiare il picco di via Corridoni. Non sarebbe la prima volta che un evento drammatico consente alla ricerca scientifica di fare importanti passi avanti. E ricordo che dei tumori in genere, e di questi in particolare, noi sappiamo molto poco. Non sappiamo perché i bambini si ammalano di leucemia».
E allora che ricerche avete fatto?
«Le uniche che aveva senso fare, sui pochi fattori di rischio noti: le radiazioni ionizzanti, che sono per esempio quelle della macchine per i raggi X; l’inquinamento da radiofrequenze; le concentrazioni chimiche di solventi e altre sostanze. Tutte queste verifiche hanno dato esito negativo».
Perché non avete analizzato anche la presenza del Pm10, le polveri sottili?
«Non possiamo analizzare l’universo. E nella letteratura scientifica sulla Lla non esiste alcuna ipotesi di collegamento con le concentrazioni di Pm10».
Avete ipotizzato che la causa sia stata l’epidemia di influenza suina, il virus H1N1. Ma non era un virus considerato quasi innocuo?
«Andiamoci piano. Nessuno ha ipotizzato che quel virus abbia causato la leucemia nei bambini. Per il poco che ne sappiamo, la Lla ha origini in alterazioni del Dna precedenti alla nascita. Nella grandissima maggioranza dei bambini, quelle alterazioni restano senza conseguenze per tutta la vita. A volte, però, accade qualcosa che le attiva, e arriva la leucemia: ma quali siano i fattori che le scatenano, i cosiddetti trigger, noi non lo sappiamo. Esiste la possibilità che il contatto con determinati tipi di virus abbia questo effetto. Ed è un dato oggettivo che nello stesso periodo in cui si sono verificati i casi di via Corridoni era in corso l’epidemia di H1N1, portata da un virus con il quale i soggetti di quelle fasce di età non erano mai entrati in contatto».
Ma la suina l’hanno fatta bambini di tutta Italia. Perché solo in via Corridoni avrebbe scatenato il picco di leucemia?
«Esatto. E infatti questa della suina è solo un’ipotesi. La verità, per quanto frustrante, è che cosa sia successo non lo abbiamo capito».

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