Il Lido del cinema fra storia e ricordi

Il Lido del cinema fra storia e ricordi

Il Festival del Cinema di Venezia risponde a chi lo critica aprendo la sua serata inaugurale con quello che è il film più costoso dlla cinematografia italiana: «Baaria» di Giuseppe Tornatore, già premio Oscar. Moltissime sono le star presenti in questa sessantaseiesima edizione, da George Clooney a Matt Damon, da Eve Mendes a Viggo Mortenssen. Mentre si continuano a rivivere le atmosfere magiche che fanno della Serenissima in questa stagione un evento speciale, due sono gli ostacoli che gli aficionados devono affrontare: uno riguarda i lavori per il futuro Palazzo del Cinema che sarà inaugurato nel 2011, l’altro riguarda il rifacimento degli alberghi De Bains ed Excelsior. Dal primo complesso non si sa se rimarrà un hotel o si trasformerà in multiproprietà, i lavori di ristrutturazione del secondo dovrebbero concidere invece con l’apertura del nuovo palazzo del cinema. L’unico complesso moderno di recente costruzione dall’ampatto ambientale discutibile è quello realizzato dall’architetto De Carlo, una enorme stabilimento balneare, una vera e propria cementificazione sull’acqua, un’ecomostro a detta di critici e politici.

Ma al Lido tutti continuano ancora a correre per mettersi in mostra e la consueta passerella inagurale è stata confermata almento intatta nel suo glamour. I nomi prima citati riguardano quelle che sono vere e proprie «cattedrali» di lusso e di cultura, intorno alle quali per tutto il Novento il Festival ha regolato il suo battito. Non a caso le radici della sua storia affondano nella genialità del Conte Giuseppe Volpi di Misurata nella primavera del 1932, ministro di Mussolini e governatore della Tripolitania, presidente anche della Biennale d’Arte, quando insieme allo scultire Antonio Maraini e al cinéfilo Luciano De Fe, decide di reagire alla crisi di Wall Street dando una scossa al mondo economico muovendo i più bei nomi della mondanità italiana e straniera. Il 6 agosto di quell’anno infatti sulla terrazza dell’Excelsior, lussuoso albergo in stile orientale, viene proiettata la pellicola «Doctor Jekyl and Mr Hyde» di Rouben Mamoulan. Il successo è incredibile e di più 25 mila spettatori si alternano davanti allo schermo.

Gli spessi americani dicono: «betten then life», più grande della vita. Non è una caso che da allora quando la capitale francese deteneva il primato anche delle sfilate di modo, l’Italia riesce a rubare anche questo primato. Il prestigio delle prime edizioni è dato da personaggi come Kattherine Hepburn, Clark Gable, Marlene Dietrich e dai nostri Vittorio De Sica, Alida Valli, Amedeo Nazzari, Assia Noris. Il fervore popolare si alimenta con i nudi integrali e provocanti di Hedy Lamatt nel film «Exstase» di Gustav Machaty. Onere e fama nonchè riconoscimento ai grandi maestri storici come Flanck Capra, King Vidor, George Cukor, John Ford e Jean Renoir ai quali si sono aggiunti le avanguardie come Godard o Ranais. Tra le star, Liz Taylor e Claudia Cardinale. Il Leone d’oro massiccio di San Marco è stato assegnato alla «Grande illusione», «Olympia» o «Luciano Serra pilota». E’ sempre la grande Sala del Palazzo del Cinema, progettato in stile moderno da Luigi quagliata con elementi veneziani e inaugurato nel 1937 ad ospitare con qualche preoccupazione registi e attori quando le ombre della guerra si allungano sull’Italia.

Friz Lang, John Huston, Orson Welles con i giovani Monicelli, Fellini e Zurlini si confrontano con Kazan, Bergman, Bunuel, con una Magnani, Masina e una Loren agli esordi. Non vanno dimenticati anche i Fonda. E che dire del fascino della Bardot con Alain Delon o Mastroianni a godersi la spiaggia del Lido, ma anche di Burt Lancaster che non mancava un invito nei nobili palazzi affollati dal bel mondo. Sono seguiti gli Zavattini, i Maselli, le Cavani, sotto la benedizione di De Sica e di Visconti. Quelli di Muller è stato ancora un altro Festival, recentissimo e amato e odiato al tempo stesso.

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