L'imbianchino che 100 anni fa rubò la Gioconda dal Louvre per riportarla in Italia

Vincenzo Peruggia entrò a modo suo nella Storia piazzando d'impulso il furto più clamoroso di sempre. Catturato quasi subito per la sua ingenuità ebbe però un merito: per due anni la Monna Lisa fu esposta nel nostro Paese. Per poi non tornare più

Il furto di opere d'arte più clamoroso di tutti i tempi compie un secolo: cento anni fa, infatti, dal museo del Louvre sparisce il dipinto più famoso del mondo, La Gioconda di Leonardo Da Vinci. Nessuno da allora ha osato più provarci. Ladro per una notte, e non poteva essere diversamente, fu un italiano, Vincenzo Peruggia, decoratore ed imbianchino che aveva partecipato ai lavori per la sistemazione della teca di vetro che avrebbe dovuto custodire il dipinto e che conosceva bene orari e abitudini delle guardie.
Il furto avvenne prima del giorno di chiusura del museo, il 21 agosto del 1911. La gendarmerie parigina fu colta di sorpresa e le indagini presero da subito una strada sbagliata: in un primo momento, i sospetti caddero sull'Impero tedesco, poi sul poeta Guillaume Apollinaire, che aveva pubblicamente dichiarato di voler distruggere i capolavori di tutti i musei per far posto all'arte nuova, infine su un altro genio dell'arte, Pablo Picasso, che però, fermato, fu subito rilasciato.
La tela, intanto, sostituita nel Salon Carrè dal Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello, viaggiava verso l'Italia, custodita in una valigia a bordo di un treno: Peruggia, almeno così disse una volta scoperto, voleva riportare il quadro in Italia e regalarlo al suo Paese per «restituire il frutto dei saccheggi napoleonici».
In realtà, la Francia era legittima proprietaria del capolavoro di Leonardo Da Vinci, che l'aveva portato oltralpe nel 1516, quando il re Francesco I aveva invitato il pittore a lavorare ad Amboise. Qui, il sovrano aveva acquistato da Leonardo varie opere, fra cui, si dice, anche La Gioconda, per una cifra che secondo alcuni storici si aggirava intorno ai 4mila ducati d'oro, una somma molto importante per l'epoca.
Peruggia venne scoperto a catturato a Firenze dai carabinieri nel 1913, mentre cercava di vendere il dipinto ad un mercante d'arte. Processato, venne condannato ad un anno di carcere. Una pena mite grazie anche alla pressione popolare italiana che aveva molto apprezzato l'amor patrio di Peruggia, seppur male interpretato per l'occasione.
I buoni rapporti di quegli anni tra Roma e Parigi resero però possibile una «vacanza» di due anni della Monna Lisa in Italia: fu esposta prima agli Uffizi di Firenze, poi nella sede dell'ambasciata di Francia a Palazzo Farnese a Roma ed infine nella Galleria Borghese, sempre nella Capitale. La Gioconda fece ritorno in Francia su un vagone speciale delle Ferrovie italiane, accolta im pompa magna dalle autorità francesi, e potè riprendere il suo posto nel Salon Carrè.
Vincenzo Peruggia, il ladro gentiluomo, combattè poi nella Prima guerra mondiale, e dopo Caporetto finì in un campo di concentramento austriaco. A guerra finita emigrò nuovamente in Francia, morendo in Alta Savoia l'8 ottobre 1925, a 44 anni. A modo suo anche lui protagonista della storia italiana.

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