Limoncini amaro per la Lega La sinistra brinda allo scippo

Limoncini amaro per la Lega La sinistra brinda allo scippo

La tragedia di Sussisa di Sori con le tre vittime, il cacciatore le due guardie zoofile. Il poeta genovese Edoardo Sanguineti. I due soldati italiani uccisi in Afghanistan. Il fotoreporter ammazzato da un cecchino dell'esercito thailandese a Bangkok. Sette morti per un solo minuto di silenzio. Si è aperto così il consiglio provinciale di ieri che poi ha preso la piega politica con un attacco alla Lega Nord dopo le critiche dell'opposizione al consigliere «traditore» Limoncini passato all'Udc. «Il segretario della Lega ligure Bruzzone - dice il capogruppo dei Verdi Angelo Spanò - alcune settimane fa aveva brindato perché avevamo perso le elezioni e soprattutto perché i Verdi non facevano più parte del consiglio regionale. Adesso sono io che brindo, rigorosamente con spumante italiano, perché in Provincia la Lega Nord non esiste più». Angelo Spanò, capogruppo dei verdi a Palazzo Spinola, non ha peli sulla lingua e va giù duro nel cocktail che, oltre alle bollicine, è stato fatto ieri pomeriggio con una bella «spremuta» a base di Limoncini. Sì, perché il caso dell'ex consigliere leghista, che rappresentava i sostenitori di Bossi da Arenzano a Moneglia, ieri ha confermato di mantenere il doppio incarico nell'Udc: quello di consigliere regionale appena eletto e di consigliere provinciale eletto nel 2007 nelle fila dei federalisti. La Lega, in questo modo, non ha potuto ribattere al fuoco di fila proveniente da banchi dell'opposizione. Soprattutto quelli della sinistra radicale e dell'Idv. A difendere gli elettori del senatùr ci hanno dovuto pensare gli alleati del Pdl.
«L'assenza di un grosso partito come quello di Bossi - ha attaccato salvatore Fraccavento di Rifondazione - non ci manca certamente. L'aula consiliare non soffre se la Lega non c'è più. Anzi». «Non è il consigliere Limoncini - spiega il capogruppo dell'Idv Stefano Ferretti - che ha usato la Lega, ma è l'opposto. Lo si vede anche dai risultati elettorali che hanno confermato il successo di Limoncini. Non ho visto altrettanta coerenza del Pdl nei confronti dei suoi elettori che a suo tempo avevano votato candidati di An e di Forza Italia per poi, ex autoritate, vederli fondere in un unico soggetto politico che, nel 2007, non esisteva nemmeno». Applausi ironici dai banchi dell'opposizione. Pugni sui tavoli. Voci di protesta. «Con la fusione fra An e Pdl - dice il capogruppo Pdl Giuseppe Rotunno (ex An) - abbiamo semplicemente rafforzato l'alleanza che in maniera coerente ha identici valori e che, peraltro, vede tutti i consiglieri eletti stare dalla stessa parte. Nessuno ha cambiato bandiera o casacca. Se il consigliere Limoncini si fosse presentato con la sua lista indipendente non sarebbe mai stato eletto in consiglio provinciale. Limoncini rappresenta i leghisti di tutta la Provincia e non soltanto dell'entroterra o della Valfontanabuona. Cittadini che adesso non possono essere rappresentati. Correttezza vorrebbe che si dimettesse da Palazzo Spinola e lasciasse al primo dei non eletti della Lega il suo posto di consigliere. Credo che la politica sia ancora coerenza e non trasformismo, che sia ancora rappresentanza dei cittadini e non convenienza personale». «Voglio precisare - afferma Limoncini - prima di tutto che non sono antifederalista. Anzi, sono un convinto federalista, ma penso che le regioni più deboli debbano essere sostenute responsabilizzandole adeguatamente». «Sono passato all'Udc - continua Limoncini - perché il movimento per cui ho lavorato per oltre 15 anni non rappresentava più non tanto me stesso, ma soprattutto i miei elettori. Tanto che alle regionali ho preso 1500 preferenze, mentre alle provinciali ne avevo prese circa 1200. E' la mia gente che mi ha spronato e ha continuato a darmi fiducia con il voto. Non voglio tradire loro e intendo rappresentare quella politica territoriale anche in Provincia».

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