Questo Eurovision rimarrà nella memoria per la prima vittoria della Bulgaria con l'esplosiva Bangaranga, per la delusione per il nostro Sal Da Vinci arrivato quinto, ma soprattutto per le forti connotazioni e pressioni politiche. Quello che ha fatto più scalpore è stato infatti il risultato artistico di Israele arrivato secondo con Noam Bettan e la sua Michelle, mentre fuori dalla Wiener Stadthalle infuriavano le manifestazioni pro Palestina. Si è assistito alla contraddizione di una kermesse boicottata da cinque Paesi (Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda), blindata tutta la settimana per le proteste (pacifiche alla fine) per la presenza in gara di Israele e che, invece, ha premiato il suo rappresentante. Che alla fine della sua esibizione ha urlato: "Am Yisrael Chai", ossia "Il popolo di Israele vive".
Ma com'è possibile, si sono chiesti in tanti, che Israele sia arrivato secondo? Cosa successa anche lo scorso anno, tanto da suscitare un'inchiesta del New York Times secondo cui il governo israeliano avrebbe fatto delle campagne per influenzare il voto popolare e tanto da costringere l'Ebu, ente organizzatore della manifestazione, a modificare il sistema e passare da 20 al massimo di 10 voti a utente e a stoppare anche quest'anno campagne non regolari. Il voto popolare pesa per il 50 per cento, l'altro 50 è dato dalle giurie di qualità. La risposta più semplice probabilmente sta nel fatto che il popolo ebraico si mobilita in massa e, visto che il regolamento dice che non si può votare per il proprio connazionale, ma lo si può votare fuori dal Paese, molti ebrei sparsi per il mondo (molti anche in Italia) hanno convogliato il voto su Noam Bettan. E, per capire quanto ci tenga il governo israeliano, il ministro della Difesa Israel Katz lo ha definito "un eroe che ha portato onore e orgoglio allo Stato d'Israele".
Solo il grande appeal della canzone di Dara sui giovani (che votano di più) ha permesso alla Bulgaria, per nulla tra le favorite, di scavalcare Bettan. La sua Bangaranga, che dal patois giamaicano significa "rivolta, chiasso, caos" ha convinto per la novità, la freschezza, l'esecuzione impeccabile. Bangaranga è il tipo di hit pop perfetta per lo show dell'Eurovision. Dara, una forza della natura, nella conferenza stampa notturna ha descritto il Bangaranga come una forza interiore che permette alle persone di "abbandonare le maschera della ricerca della perfezione per poter essere se stessi". E ha spiegato che la canzone si ispira ai kukeri bulgari, uomini in costume che eseguono danze rituali per allontanare gli spiriti maligni.
Il nostro Sal, invece, non è salito sul podio ma si è portato a casa la consolazione di aver fatto arrivare il suo inno all'amore coniugale in ogni angolo del mondo, il più ascoltato con 60 milioni di stream. E, soprattutto, di aver ottenuto una posizione importante, la quinta, con un brano melodico (al televoto è risultato settimo), contro tutti i pregiudizi che lo hanno accompagnato in questa cavalcata e negli anni passati. A sentire la sua Per sempre sì erano collegati l'altra sera su Raiuno ben 6,7 milioni di italiani. La Rai esulta per la media degli ascolti di sabato, pari al 36 per cento con oltre 5 milioni di spettatori. Per Sal continuerà il periodo d'oro.
Già il 5 giugno sarà all'Arena di Verona per lanciare insieme a Gigi D'Alessio, Massimo Ranieri, Serena Rossi e Placido Domingo la candidatura della canzone napoletana a patrimonio culturale dell'umanità. Intanto il 29 uscirà il suo disco Per sempre sì di cui ha anticipato il brano Poesia tra le strade e i parchi di Vienna. Poi lo aspetta un tour negli Usa. E chi lo ferma più.