L'ingegnere della Fiat che ha messo l'Italia a nudo

"A Mirafiori gli anni '70 erano difficili ma io avevo un ideale di vita, il naturismo. Insegna il rispetto di te stesso e degli altri"

«Il nudo è indecente solo per gli indecenti» affermava Immanuel Kant. A fargli eco nientemeno che Giovanni Paolo II, quando ricordò che «il corpo umano, poichè è creato da Dio, può rimanere nudo e spogliato preservando intatti il suo splendore e la sua bellezza». Gianfranco Ribolzi, torinese di 76 anni e fondatore nel 1969 del primo villaggio naturista d'Italia, di testimonial ne avrebbe a decine. Anche perchè, dice, «in questo mezzo secolo si è fatta un po' troppa confusione sui veri principi che ispirano il naturismo, e questo anche per colpa di chi lo ha praticato senza regole». Lui invece, ingegnere aeronautico ed ex vicedirettore Fiat, alle regole ci tiene eccome, e non a caso è stato per 18 anni presidente della Fenait, la Federazione Italiana Naturisti che promuove la pratica del Naturismo-Nudismo «come ideale di vita naturale nel rispetto di se stessi degli altri e dell'ambiente». Ora sta meditando di riprenderne lo scettro, all'indomani dell'ennesima stagione estiva all'insegna delle polemiche e delle multe sulle storiche spiagge libere, mai dichiarate porto franco, dove turisti italiani e stranieri vanno ad abbronzarsi in stato adamitico. L'ultimo caso, ad agosto, vide protagonista una dozzina di persone sulle rive del parco della Rocca di Manerba, lago di Garda.

«Per anni ci siamo battuti per una legge nazionale che finalmente anche in Italia regoli il naturismo. Ma il nudismo senza controlli sulle spiagge libere va combattuto perchè presta il fianco ai provocatori», alias esibizionisti e molestatori. Una categoria che alle Betulle, giura l'ingegner Ribolzi, in cinquant'anni non ha mai messo piede, dice mostrando lo statuto e il regolamento del villaggio edificato in un'area di 14 ettari, una quindicina di chalet, piazzole per tende e caravan, piscina e aree conviviali.

Tutto era cominciato in un'estate del lontano 1964, quando l'allora ventenne Gianfranco si scoprì folgorato sulla via del mediterraneo francese, all'Ile du Levant, isola al largo della Costa Azzurra, tuttora paradiso dei naturisti. «C'ero andato in vacanza con un amico di Torino e pensai che quello avrebbe potuto essere il mio ideale di vita». Condizionale d'obbligo per un giovane ingegnere torinese laureato a pieni voti e che di lì a qualche anno avrebbe intrapreso una brillante carriera in Fiat. «Erano anni difficili a Mirafiori dove mi occupavo della manodopera e delle risorse umane e gli scontri con i sindacati erano all'ordine del giorno. La robotizzazione non c'era ancora e si doveva gestire il lavoro di 30mila operai». Ma il futuro vicedirettore di Fiat Auto aveva già la sua «oasi», scoperta per puro caso con due giovani amici ai confini con il parco della Mandria.

«Era il 1969 e io, il commercialista Tommaso Operti (futuro leader storico del movimento naturista italiano) e l'aspirante banchiere Guido Ragazzi, acquistammo un pezzo di terra di 10mila metri quadri a un milione e mezzo di lire a testa. Obbiettivo: costruire un villaggio naturista come quelli che avevamo visto nel sud della Francia ma anche a Montalivet in Aquitana». Da quelle parti Ribolzi ha ancora una casa comprata in gioventù dove sogna di ritirarsi con la moglie Luisa quando sarà stanco di gestire Le Betulle e i suoi duecento ospiti naturisti che arrivano ogni estate da mezza Europa. La vita ha le sue stagioni, dice ricordando i 23 anni passati in Fiat. A un certo punto, all'apice della carriera, decise di ritirarsi, pur non avendo ancora maturato l'anzianità della pensione. Troppo forte il richiamo del contatto con la natura, come era stato forte quello dello sport agonistico prima nel canottaggio, poi nello sci di fondo e poi nella marcia.

«Il canottaggio è una scuola di vita - dice - ti insegna a soffrire ma anche a condividere le gioie con l'equipaggio. Proprio come il naturismo ti insegna il rispetto di tè stesso e degli altri». Nel suo villaggio vengono a spogliarsi da indumenti e ansie metropolitane personaggi del mondo dell'industria, delle banche e della finanza. Ma scivolano via anche i distinguo sulle classi sociale. «Ci si da tutti del tu, oggi come negli anni '70, ma la politica è sempre rimasta fuori. Io venivo dalla borghesia torinese, non sono mai stato un figlio dei fiori e oggi, alla fine delle vacanze, torno nella mia casa di piazza Castello e nel mio ufficio in Galleria Subalpina». Quando eletto presidente della Federazione Naturista Italiana, organizzò il primo Congresso Mondiale del Naturismo in Italia, nel villaggio di Pizzo Greco in Calabria. Riuscì a far intervenire anche il presidente della Provincia e l'assessore al turismo. «Un segnale che il turismo naturista in Italia è vivo e vegeto come confermano i dati della Fenait che conta 5.000 tesserati». Numeri lontani anni luce da quelli della Francia che conta 200 strutture naturiste e 2 milioni di presenze annue.

«Per gli ospiti del mio villaggio è obbligatoria la tessera naturista e bisogna osservare fedeltà al regolamento. La prima regola è la pratica della nudità in comune nel rispetto di se stessi e degli altri». Solo se le condizioni meteo, igieniche o di sicurezza lo richiedono, è possibile indossare abiti. «I naturisti sono una comunità itinerante; si fermano qualche giorno al villaggio, e poi si rimettono in viaggio per un'altra destinazione, come il villaggio Grotta Miranda sul Gargano o il Camping Classe sulla riviera di Ravenna». Ma tra i siti estivi più gettonati c'è la spiaggia di Capocotta a Ostia (quella cantata da Rino Gaetano), la spiaggia di Nido dell'Aquila a San Vincenzo (Livorno), il lido de Le Morge in provincia di Chieti, la spiaggia di Aquarilli all'Isola d'Elba.

I tempi sono cambiati rispetto al boom degli anni '70. «Ai miei tempi il naturismo era un fenomeno prevalentemente giovanile. Oggi l'età media si è alzata e chi pensa di ammirare corpi di veneri e adoni può restare molto deluso. I privé? In 76 anni non ci sono mai entrato». Oggi il pioniere del Naturismo italiano comincia a dare segni di stanchezza. A furia di ricevere ospiti, occuparsi del giardino, della piscina, dei problemi dei bungalow e delle bollette, non ha fatto un giorno di vacanza. «Se riesco a convincere mia moglie vendo tutto e ci trasferiamo in Francia. In un'oasi naturista? Ça va sans dire...».