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L'Ucraina, l'Europa e i tempi "eccezionali"

Non si può permettere a Kiev di scavalcare Paesi che sono in fila da tempo, vedi l'Albania, per non creare un precedente. Si altererebbero gli equilibri Ue e aumenterebbe il peso dell'Europa orientale

L'Ucraina, l'Europa e i tempi "eccezionali"
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Molte delle argomentazioni addotte da alcuni Paesi europei, tra i quali l'Italia, per predicare prudenza sui tempi di ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea sono fondate. L'elenco delle motivazioni per dire che la data fatidica del 2027 è troppo ravvicinata, è lungo. Ci sono procedure ed esami da rispettare. Non si può permettere a Kiev di scavalcare Paesi che sono in fila da tempo, vedi l'Albania, per non creare un precedente. Si altererebbero gli equilibri Ue e aumenterebbe il peso dell'Europa orientale. O, ancora, c'è il rischio che dopo aver detto sì all'entrata dell'Ucraina nella Ue le elezioni a Kiev le vinca il partito filo-russo e sarebbero guai.

Tutto vero. In tempi normali. Bisogna però ragionare - o almeno si dovrebbe - nella consapevolezza che stiamo vivendo tempi eccezionali tra le guerre in corso, le violazioni del diritto internazionale, le aree di influenza che rivendicano le grandi potenze, le frizioni dentro alleanze che durano da ottant'anni come la Nato. Siamo arrivati al punto che ieri Macron ha accusato di "neocolonialismo" gli americani. La geopolitica, insomma, cambia "precipitevolissimevolmente", ad una velocità anni luce rispetto appena a dieci anni fa: benvenuto a chi non si fosse accorto del nuovo ordine mondiale. In questa situazione inedita una qualità come la prudenza potrebbe trasformarsi in un handicap. Ad esempio, dicevamo che alcune capitali europee hanno paura che dopo tanti sacrifici nell'ufficio presidenziale di Kiev si insedi un filo-russo. Ma se non si dà ora agli ucraini un approdo sicuro, se non gli dimostriamo in tempi brevi che la famiglia europea vuole accoglierli, si priva Zelensky dell'argomento più efficace che ha a disposizione per vincere le elezioni e si offre all'uomo di Putin un polemico manifesto elettorale: basta ricordare che la Serbia respinta dall'Europa è tornata nell'orbita di Mosca.

Di più. Si parla molto di garanzie di sicurezza da offrire all'Ucraina per convincerla ad accettare la pace con la Russia: ebbene qualsiasi diplomatico sa che le norme contenute dall'art.42 dei trattati europei, che prevedono assistenza e aiuto dei Paesi membri ad un altro Paese Ue che fosse sottoposto ad un'aggressione, sono più stringenti dell'art.5 dell'Alleanza Atlantica. Capovolgiamo il discorso e pensiamo alla sicurezza dell'Unione in un tempo in cui anche la Nato ha i suoi problemi. Ebbene, sarà un discorso cinico ma se non si vogliono imitare gli struzzi affondando la testa sotto la sabbia, con l'ingresso di Kiev la Ue potrebbe contare su un esercito sperimentato ed efficace temprato da quattro anni di guerra: quei soldati sono 1460 giorni che dimostrano di essere disposti a morire per un'ideale. In ultimo ma certo non per importanza c'è un altro dato che non si può trascurare: l'Europa ha rifornito di armi gli arsenali ucraini, riempito le santabarbare e continua a farlo. Ha contribuito a mettere in piedi un esercito capace di tenere testa a quello di Putin. Ora se si lascia quel Paese fuori dal sistema difensivo europeo c'è il rischio che se cambia l'aria a Kiev quell'apparato militare potrebbe essere usato in mille modi.

Tutto questo per dire che se si appoggia l'Ucraina in una guerra impari, se la si incita a resistere poi bisogna essere coerenti. Non c'è nulla di peggio che lasciare un'alleanza a metà. Era pericoloso ieri e lo è tanto più oggi.

Ecco perché il tema va affrontato con attenzione, senza pregiudizi, con poca ideologia e tanto pragmatismo. Un Paese reduce da una guerra non può essere paragonato ad un altro che è in pace da decenni.

In casi eccezionali le regole della diplomazia vanno condite con tanto, tanto buonsenso. E se la strada è tracciata in un mondo tanto complicato meglio condurla in porto in tempi brevi magari ponendo condizioni che allontanino i dubbi. È successo con il Mercosur, tanto più dovrebbe avvenire con l'Ucraina.

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