Nel terzo millennio si è sempre più infittito il rapporto, alquanto relazionale, tra Letteratura e Teatro che consisterebbe in un percorso di avvicinamento tra la vita del palcoscenico e la composizione drammaturgica che, nel tempo, è diventato quasi un accordo tra libro e teatro. Claudio Longhi è un uomo di libro, ma anche di scena, un rapporto magnificamente dimostrato dalla sua regia di "Miracolo a Milano", spettacolo che, in un mese di repliche, ha superato i 25mila spettatori e che è diventato anche un libro, grazie alla trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo e Lino Guanciale, "Miracolo a Milano. Fiaba teatrale di 29 capitoli (e un prologo)", edito dal Piccolo Teatro e dal Saggiatore. Dalla loro collaborazione è nata una collana con dei volumi di carattere storico come: "Giorgio Strehler: Shakespeare, Goldoni, Brecht" e "Lettere agli italiani", "Luca Ronconi: Gli Anni del Piccolo: 1998.2015", ed altri che hanno a che fare con spettacoli prodotti dal Piccolo.
Oggi dobbiamo interessarci del libro, dopo aver visto lo spettacolo che si è imposto, non solo per il lavoro di drammaturgia e per la lettura critica di Claudio Longhi, ma anche per lo straordinario impatto visivo e per la fantastica interpretazione di Giulia Lazzarini e quella eccezionale di Lino Guanciale, per la quale gli è stato assegnato il prestigioso premio Franco Enriquez.
Il volume che contiene il testo è preceduto da una prefazione di Ferruccio De Bortoli che si sofferma sulla "povertà nascosta", quella di coloro che frequentano Il Pane Quotidiano, non molto diversa dalla "povertà allegra", gestita da Totò nella baraccopoli, quella dei poveri zavattiniani, che erano "tutti eguali", ma che avevano la libertà di sognare.
L'indagine storica è fornita da Amalia Ercole Finzi, nella Introduzione, dove ci fa il ritratto dell'Italia del 1945, quando, a Milano, si soffriva per assenze di strutture igieniche, per la difficoltà di accesso all'acqua potabile, per la vergogna delle latrine in comune. Soltanto dopo la nascita della Repubblica, si cominciò a parlare di progresso economico, grazie al successo delle novità presentate alla Fiera di Milano, dove la pubblicizzazione della Candy, simbolicamente, cambiò la storia delle donne che, finalmente, non dovevano più lavare i panni nei canali. Da allora, le conquiste tecnologiche non si sono fermate, contribuendo alla nascita del Miracolo Economico, con l'affermazione della Televisione, dell'Autostrada del Sole, col successo del PianoCasa di Fanfani, con la nascità del primo calcolatore a opera del Politecnico.
In Appendice, si può leggere la conversazione di Paolo Di Paolo con Giorgio Bigatti, sulla vitalità di Milano, dopo i bombardamenti, sulla figura del suo primo sindaco, Antonio Greppi che, come autore di teatro, favorì la nascita del Piccolo Teatro, oltre che sulla politica culturale della città, dell'industria, intrecciata col design, un preavviso della Milano dei grandi architetti.
Determinante l'intervento di Gino Cervi sul dialetto milanese, dove mette a confronto le diversità dialettali di Carlo Porta, Delio Tessa, Franco Loi, Enzo Jannacci, I Gufi e Maria Angela Melato, per la sua ben nota dizione milanese.