L'isola "invisibile" che rischia di far litigare Usa e Messico

Si chiama Bermeja e sulle carte è segnata in realtà però nessuno riesce a trovarla. Ma dall'esistenza o meno di questo scoglio nell'oceano dipende lo sfruttamento delle risorse petrolifere

L'isola "invisibile" che rischia di far litigare Usa e Messico

Sembra una storia tratta pari pari da un romanzo di Jules Verne, eppure è una questione che sta facendo discutere il governo messicano. Anzi nei ministeri c'è un certo imbarazzo: si sono persi un isola. O almeno così vocifera la stampa locale. Nessuno sa dove sia finita Bermeja, l'isolotto al largo dello Yucatan che (teoricamente) permetterebbe al Messico di allargare a nord la sua sovranità marina e strappare così agli Stati Uniti buona parte dei giacimenti petroliferi in un'area chiave nel Golfo del Messico.

E quindi non si tratta solo di capire dove è finito uno scoglio in mezzo all'oceano: sono in gioco miliardi di dollari (si stima che dai giacimenti dell'area si possano estrarre 22 miliardi di barili di greggio).

Ma la isla Bermeja - che compare sulle mappe dei navigatori già dal XVI secolo, fino alla seconda metà del novecento - è ormai diventata, in Messico, «l'isola che non c'è». Bermeja compare per esempio nel libro Las islas mexicanas di Manuel Munoz Lumbier del 1946, con le coordinate 22 gradi e 33 primi nord e 91 gradi e 22 primi ovest, le stesse indicate dai registri della Società messicana di oceanografia e perfino - afferma qualche media - negli atlanti della Cia.

Quello che conta è, però, che Bermeja non appare nelle rilevazioni che la Commissione affari esteri del Senato messicano ha utilizzato al momento delle trattative, concluse con gli Usa nel 2000, per definire i confini marittimi far i due paesi. Nel 1997, quando iniziarono i negoziati, anche l'istituto di Oceanografia navale del Messico cercò di localizzare Bermeja: ciò avrebbe permesso al paese di allargare i propri confini nell'area, controllando così i giacimenti petroliferi della zona conosciuta come Hoyo de dona (Buco di ciambella). Ma non ne venne trovata alcuna traccia: l'isola era scomparsa. Anche le ricerche svolte negli ultimi mesi su un'area di più di 10.000 chilometri quadrati dall'Istituto geografico messicano sono risultate inutili: i ricercatori non solo non hanno trovato Bermeja, ma addirittura hanno escluso che nella zona «si sia mai trovata un'isola nelle ultime migliaia di anni».

Com'è possibile allora che Bermeja fosse segnata in maniera tanto precisa non solo in vecchie mappe di navigatori, ma anche in numerose guide turistiche europee e in altri documenti?
Le spiegazioni si sono dirette subito nell'ambito della fanta-politica. Alcuni oceanologi come Jesus Rojas Mendez, oceanologo dell'Unam, hanno solevato strani sospetti: «alcuni esperti sostengono che un territorio così esteso può sparire solo con un'esplosione di una bomba ad idrogeno, altri lo attribuiscono a un fenomeno geologico. Credo che la cosa più probabile sia che la sparizione sia stata causata dall'intervento umano». Per questo Fabio Barbosa Cano, ricercatore dell'Unam ha tempo fa denunciato «l'irresponsabilità del parlamento per non aver approfondito la questione» al momento della firma dei trattati Usa-Messico. A denunciare la questione fu d'altra parte anche il senatore Josè Conchello, presidente della commissione che nel 1997 guidò la delegazione messicana nei negoziati con gli Usa. Certo però che è più facile sbagliare una mappa che far saltare una testata all'idrogeno senza che nessuno se ne accorga.