Costa dei Trabocchi: storia delle meraviglie d’Abruzzo

La Costa dei Trabocchi racchiude in sé il fascino e il mistero che spesso accompagnano il mare d'Italia: storia e origini del patrimonio d'Abruzzo

La costa dei Trabocchi: storia delle meraviglie d’Abruzzo

Alcuni luoghi d'Italia si rivelano profondamente carichi di fascino e mistero. Non di rado gli scenari comprendono la presenza del mare, questo gigante blu che avvolge amorevolmente la Penisola. Un pensiero che non a caso porta in Abruzzo, più precisamente lungo la Costa dei Trabocchi.

Stiamo parlando di un tratto costiero che si colloca tra Ortona e Vasto, nella provincia di Chieti. In quest'area sorgono delle installazioni in legno chiamate appunto Trabocchi, storicamente destinate alle attività di pesca. Si segnala la presenza di alcune strutture simili nella parte più a nord dell'Adriatico italiano, come anche in Puglia e in Molise.

In questa parte di Abruzzo si praticava, e in alcuni casi viene tutt'ora praticata, un tipo di pesca detta "a vista". Questo è dovuto sia alla conformazione stessa del trabocco, che alle tecniche utilizzate per catturare i pesci. Attraverso alcuni bracci e un sistema di corde viene calata una rete che si adagia sul fondale. Quando le vedette segnalano l'avvistamento di un banco di pesci, i due elementi addetti alla rete la tirano in alto portando il pescato fuori dall'acqua.

Costa dei Trabocchi, storia e origini

Come alle volte accade con eventi e leggende che affondano le loro radici diversi secoli addietro, è quasi impossibile arrivare a una versione definitiva della storia. Anche quando si parla dei Trabocchi le origini sono oggetto di varie discussioni. Una delle teorie vede in queste costruzioni, realizzate con legno di pino di Aleppo, nientemeno che la mano dei fenici.

Più recente è la teoria che vede la prima datazione certa dei Trabocchi fissata circa mille anni fa. Il riferimento è a Padre Stefano Tiraboschi (Ordine Celestiniano), che narrando del soggiorno di Pietro da Morrone presso il Monastero di San Giovanni in Venere fece riferimento all'apprezzamento di quest'ultimo per il "paesaggio puntellato di Trabocchi". Soggiorno in Abruzzo avvenuto tra il 1240 e il 1243.

Leggende e ipotesi che proseguono con altre teorie sull'origine dei Trabocchi. Secondo alcuni intorno al 1620 alcune famiglie francesi si trasferirono in zona fuggendo dal terremoto che sconvolse San Severo di Foggia. Dal loro insediamento nel chietino parrebbe siano nati i primi trabocchi.

Si arriva invece fino al 1700 con un'ulteriore possibile origine. In questo caso si parla di un'opera di disboscamento della costa per fare spazio alle coltivazioni. Dal legno recuperato sarebbero nati i Trabocchi, sfruttati per la messa in atto di tecniche di pesca che non prevedessero i rischi dell'uscire in barca. Si dice che venne utilizzata per l'occasione molta manovalanza dalmata, il cui gruppo più numeroso portava il cognome Vrì. Tale famiglia avrebbe poi modificato il cognome in Verì, ad oggi considerata la più antica tra quelle dei "traboccanti".

L'origine del nome

L'incertezza in merito alle origini dei Trabocchi non poteva che ripercuotersi anche sul nome. Riconducibile alla forma dialettale "Travocche", si ritiene possa originare dal termine latino "trabs" ("legno", "trave"). Una diversa ipotesi riconduce la parola trabocco una derivazione di "trabocchetto", con riferimento al tranello teso ai pesci con la rete adagiata sul fondo.

Un'altra teoria ne vede l'origine nel termine "trabicolo". Ciò in virtù del fatto che l'argano di cui è dotato il trabocco somiglierebbe a tale strumento, utilizzato nella molitura dell'olio.

D'Annunzio e i Trabocchi

Anche Gabriele D'Annunzio rimase profondamente affascinato dalla Costa dei Trabocchi, tanto da risiedervi per un certo periodo con quello è forse stato il suo più grande amore: Barbara Leoni. Tracce di queste costruzioni si trovano anche in una delle opere del poeta pescarese, "Il Trionfo della Morte", nella quale descrive queste "macchine pescatorie" come fossero "dotate di vita propria".

I Trabocchi oggi

Ad oggi diversi Trabocchi sono andati perduti, a causa soprattutto della scarsa manutenzione e del maltempo. In altri casi sono stati fortunatamente conservati, arrivando quasi intatti ai giorni nostri. Non è raro nella Costa dei Trabocchi poter mangiare in uno dei ristoranti realizzati all'interno di queste costruzioni. Nelle giornate "buone" è possibile anche pranzare o cenare con il pescato raccolto dagli stessi traboccanti. Con la possibilità di perdersi, allo stesso tempo, nello splendido mare abruzzese: con gli occhi, con il profumo e con il cuore.

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