Il Lodo francese: Chirac a giudizio solo ora che è ex

Adesso, adesso che è un anziano signore di 76 anni adagiato sotto il sole del Marocco, Jacques Chirac viene processato. In Francia è la prima volta. Non era mai accaduto che un ex presidente venisse rinviato a giudizio. È successo, per un’antipatica vicenda di assunzioni fittizie avvenute quando Chirac era il sindaco di Parigi. Secondo il giudice Xavier Simeoni esistono prove sufficienti per aprire un processo: su 481 posti di lavoro passati al setaccio, 21 non quadrano. Ma non è questo il punto. Almeno, per noi che vediamo le vicende francesi attraverso il cannocchiale delle nostre convulsioni politiche.
In Italia cosa sarebbe accaduto? In Francia, invece, la giustizia è rimasta in letargo per dodici anni: i dodici anni in cui Chirac è stato all’Eliseo. Come presidente. Dal 1995 al 2007. Quando è diventato ex, i giudici l’hanno immediatamente azzannato. Non prima. Perché il presidente godeva dell’immunità. L’equivalente di quel Lodo Alfano che la nostra Corte costituzionale ha appena fatto a pezzi, precipitando di nuovo l’Italia in un gorgo di cui non si vede la fine. Si dirà che Berlusconi non è Napolitano ma la sostanza non cambia: il Lodo Alfano tutelava le prime quattro cariche dello Stato. E il precedente Lodo Schifani, pure abbattuto dalla Consulta nel 2004, copriva col suo guscio le prime cinque poltrone del Paese. Più o meno la stessa cosa. Non ha importanza, perché quel poco di tutela dei vertici istituzionali che c’era nel nostro Paese, è stato definitivamente spazzato via.
E così il premier si dovrà dividere. Al mattino le udienze a Milano, il caso Mills e la compravendita dei diritti televisivi di Mediaset, al pomeriggio gli affari del governo. Si dirà che Berlusconi sconta colpe antiche, il suo passato da imprenditore che non vuol passare. Benissimo, ma perché non regolare quei conti in sospeso a fine mandato? Perché non dare al capo del nostro esecutivo la possibilità di governare e poi, conclusa la sua stagione, portarlo in tribunale per contestargli tutto quello che c’è da contestargli? Oltretutto, in un clima meno elettrico.
In Francia fanno così. Anche le accuse rivolte a Chirac partono da lontano: si riferiscono appunto al periodo in cui era primo cittadino di Parigi. Per intenderci, fra il 1983 e il 1995. Anzi, gli episodi anteriori al 1992 sono prescritti. Ma, comunque, Chirac sarà processato, e in caso di condanna, rischia fino a 10 anni di carcere. In Italia il Lodo Alfano era stato congegnato proprio per contemperare le due esigenze: dare alle cariche più importanti del Paese la possibilità di fare il loro dovere serenamente, ma senza dimenticare le esigenze della giustizia. Come? Semplice: fermando l’orologio della prescrizione. Gli anni di attesa, insomma, non potevano essere conteggiati per mettere fuori gioco i Pm.
Più o meno è il modello transalpino. Ora che Chirac è lontano dall’Eliseo si procede. E anche con severità. L’incriminazione è avvenuta il 21 novembre 2007 per «sottrazione di denaro pubblico» e «abuso di poteri». La Procura di Parigi aveva chiesto il 28 settembre scorso il proscioglimento per lui e per altri 21 imputati, ma Simeoni ha ritenuto di andare avanti e ha spedito a processo Chirac insieme ad altre nove persone, fra cui Michel Roussin, ai tempi suo stretto collaboratore.
Dal Marocco, dov’è in vacanza col nipotino Martin, Chirac si dice «sereno». Dall’Eliseo il suo successore Nicolas Sarkozy concede invece poche, misurate parole: «In Francia la giustizia è totalmente indipendente dal potere politico e se c’è qualcuno che non può fare commenti, quello sono io, qualunque sia il mio sentimento». Questa è la Francia. Ma questa storia, vista dal cannocchiale italiano, sembra un film di fantascienza.
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