Ecco, è arrivato il momento di riprendere il largo. Due le possibilità: raggiungere l'Azerbaigian via terra dalla Turchia e da lì salpare per i porti iraniani sul Mar Caspio, oppure passare dagli Emirati Arabi e solcare i più caldi mari del Golfo. Sì, perché i valorosi eroici membri della Flotilla non possono mancare alla missione in aiuto della popolazione iraniana che da 15 giorni protesta contro il regime islamico di Khameini.
Come potrebbero ignorare che le proteste che scuotono l'Iran non sono episodi isolati di malcontento ma il risultato di tensioni accumulate in uno spaventoso contesto di oppressione politica, collasso economico e controlli sociali draconiani? Come non intervenire di fronte al popolo iraniano tiranneggiato che si mobilita per rivendicare il diritto a determinare le proprie condizioni di vita e si ribella a uno Stato e un sistema schizofrenico e spietato che gli spara addosso? Chissà anche lì quanti bambini, donne, nonni, tutti affamati e senza cure mediche perché gli ospedali sono al collasso, senza elettricità, addirittura privi di connessione internet per poter lanciare richieste d'aiuto e eludere la censura del regime dell'Ayatollah. Perché, nonostante chi detiene il potere abbia cercato di schiacciare e logorare le proteste, l'oppressione sanguinaria non è riuscita a spegnere le insurrezioni che da anni serpeggiano nel paese al grido di "Donna, vita e libertà".
Quelli delle flotille sanno che non è vero ciò che insinua Khamenei, e cioè che le proteste sono organizzate dai nemici storici Stati Uniti e Israele e che i ribelli sono cascati in questa trappola. Allo stesso modo i flotillani globali non possono non ricordare che da sempre le donne iraniane hanno avuto un ruolo centrale, anzi il vero detonatore, nelle proteste contro il regime, dalle ragazze di strada di Enghelab (rivoluzione), da Vida Movahed che nel 2017 si è tolta il foulard dalla testa per sventolarlo su un bastone, fino all'esecuzione della povera Mahsa Amini rea di aver indossato l'hijab non propriamente e per questo picchiata a morte dalla polizia morale.
Le donne, flotillane e non, come possono rimanere impotenti e in silenzio di fronte al coraggio e alla forza di tutte quelle che, pur essendo brutalmente perseguitate e mettendo a rischio la loro vita, non smettono di lottare per la propria libertà e i propri diritti. E se, in via del tutto ipotetica, qualcuno avesse dubbi sull'urgenza di dare aiuto, solidarietà o anche solo partecipazione alle sorelle iraniane qui la traduzione di un loro appello: "Popolo dell'Iran! Oggi dobbiamo essere tutte unite nel dire no alla Repubblica Islamica. Nessuno sa cosa riserverà il domani, e nessuna forza singola determinerà il nostro destino.
Ma una cosa è certa: è tempo di muoversi, è tempo di agire. Dobbiamo alzarci e scrivere il nostro destino con le nostre mani".Svelti, salvatori degli oppressi, partite prima che sia troppo tardi. Oppure, fatevi almeno un selfie mentre date fuoco a una foto del tiranno.