"Lost Girls", il nuovo film Netflix Original

Uscito il 13 marzo, mette in scena una storia drammatica ispirata a uno dei casi irrisolti più famosi d'America, quello sul serial killer di Long Island.

Dopo la presentazione al Sundance Film Festival 2020, "Lost Girls" è finalmente visibile sulla piattaforma streaming Netflix che lo ha prodotto.

Girato da Liz Garbus, regista già candidata all'Oscar, il film racconta di una 24enne che scompare misteriosamente una notte, lontana da casa. La madre, Mari (Amy Ryan), determinata a ritrovarla a tutti i costi, si rende conto che la polizia non sta facendo il proprio dovere e inizia quindi, da sola, a ricostruire gli ultimi giorni della ragazza. Nel frattempo, dal ritrovamento di alcuni scheletri abbandonati nell'area South Shore di Long Island, nello stato di New York, emerge come su molti omicidi di prostitute avvenuti dal 1996 al 2010 non siano state fatte le dovute indagini.

Ispirato all'omonimo best-seller di Robert Kolker, "Lost Girls" è la storia di una madre che si rende conto di aver fatto finta di non sapere certi gravi dettagli dell'esistenza della primogenita. Si trova messa con le spalle al muro non solo da se stessa e dagli altri, di fronte all'evidenza di non essere stata una figura genitoriale irreprensibile, ma anche dalla percezione evidente che il sistema giudiziario talvolta perfino dimentichi di cercare cittadini ritenuti di poco valore, come in questo caso le prostitute. Emblematica la frase di una figura in divisa cui nel film viene fatto dire che "non si spreca tutto questo tempo a cercare una squillo". Quanto alle responsabilità individuali di queste vittime che in vita avevano messo in pericolo, più o meno consapevolmente, la propria incolumità, non c'è dietrologia ma se ne analizza il punto di vista grazie alla presenza del personaggio di un'avvenente ribelle che, in cerca della sorella, continua a praticare il mestiere. Si capisce attraverso di lei che le giovani meretrici rispondono a una richiesta di merce e che per questo si vendono su internet: "On line si fa shopping". A tentare di farla ragionare è la protagonista, resasi conto tardivamente degli errori compiuti con la figlia, bulimica e bipolare.

Senza mai cedere all'emotività fine a se stessa, questa madre reagisce trasformando il dolore in una rabbia tanto appassionata da costringere le forze dell'ordine e i media ad accantonare i propri pregiudizi e a scoprire la vera fine di tante donne dimenticate.

"Lost girls" non è un film che spicca tra quelli del suo genere, siamo cioè lontanissimi da titoli come "Tre manifesti a Ebbing, Missouri". Ha però, come il capolavoro appena citato, il pregio di non concentrarsi tanto sui delitti irrisolti di cui tratta, quanto sull'origine di certe tragedie e su come le vittime non siano brutalizzate solo dalla mano dell'assassino ma anche da chi non rende loro giustizia o non ne rispetta il ricordo.

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