Lotta al randagismo, tra i premiati anche il ministro Frattini

La serata è di gala al «Grand Hotel et de Milan» e i bei nomi - con look adeguato - non mancano, da Ornella Vanoni a Martina Colombari. Ma il tema è serio: lotta al randagismo e protezione degli animali, al quale il ministro degli esteri, Franco Frattini - due sere fa premiato per il suo impegno - non ha mai fatto mancare il suo appoggio.
A organizzare la serata, l’associazione No-Profit «Amo gli animali», sostenuta tra gli altri, da Giorgio e Silvana Armani, Raoul Bova, Luca Laurenti. Obiettivo, sensibilizzazione e raccolta fondi.
Sorrisi e belle donne non distraggono però Frattini, gattofilo e appassionato difensore degli amici a quattro zampe, che scandisce con durezza: «La gente che abbandona gli animali non è degna di una società civile. La gente che tortura gli animali meriterebbe di subire una grande parte delle torture che infligge». Il titolare della Farnesina condanna anche i cacciatori e annuncia la sua strategia: «Dobbiamo essere una lobby più forte perché noi siamo molto più forti della lobby dei cacciatori».
Cani e gatti, vittime di traffici, violenze e abbandoni, non possono dire «salvami», denuncia il ministro che si augura una rapida approvazione da parte del Senato della legge, già passata alla Camera di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione degli animali da compagnia.
Una legge che, a 22 anni dalla convezione europea introduce per la prima volta in Italia il reato di traffico di cani e gatti, soprattutto cuccioli che arrivano in Italia dal centro Europa stipati in vagoni o in bagagliai in condizioni infernali.
Il 50% di essi muore quasi subito dopo l’arrivo in Italia, ma i trafficanti non mollano i 300 milioni di euro l’anno che il business frutta loro.
Dai dati rilevati sul territorio nazionale risulta che in molte regioni, soprattutto del Sud, il fenomeno del randagismo, ha raggiunto livelli drammatici ed è spesso fuori controllo.
Dall’ultima rendicontazione annuale (riferita all’anno 2006) inviata dalle regioni e dalle province autonome al Ministero della Salute, risultano 6 milioni di cani di proprietà e 590 mila cani randagi di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio.
I cani abbandonati continuano ad alimentare la popolazione vagante, inoltre molte femmine gravide partoriscono ed i cuccioli che non muoiono di stenti, diventando adulti, rappresentano un ulteriore serbatoio di randagi.
Alcuni di questi cani inoltre sono poco socializzati con l’uomo e si trasformano in soggetti “inselvatichiti” il cui controllo è più problematico, soprattutto quando si riuniscono in branchi. La diffusione della cultura del possesso responsabile è un elemento essenziale per la lotta al randagismo. Quasi una famiglia italiana su due convive con un animale domestico e più di una su tre con un cane o un gatto.

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