Louvre-Brera, capolavori in tour

Un accordo tra i due musei porterà a Milano opere straordinarie di Piero della Francesca, Leonardo e Raffaello Sanzio. A Parigi andranno in prestito quattro dipinti di scuola vinciana

Le star della storia dell’arte nella città cantiere, atto secondo. È pur vero che il Louvre italiano, al secolo la Grande Brera, per il momento è solo un rendering e servono 100 milioni di euro. È pur vero che il museo d’arte contemporanea firmato dall’archistar Libeskind è un sogno che, giura l’assessore alla cultura, un giorno realtà diverrà. Ed è altrettanto vero che per quest’anno la Milano museale dovrà accontentarsi (ma con i tempi che corrono è grasso che cola) dell’apertura dell’Arengario rinnovato. Per il momento a consolarci ci saranno i capolavori in tournèe, ovvero i Maestri itineranti, nouvelle vague della nostrana politica culturale. Le code per il San Giovanni Battista esposto a Palazzo Marino hanno evidentemente fatto scuola. Dal Comune alla «piccola» Brera il passo è breve e così, grazie a un accordo di reciprocità stipulato tra le due pinacoteche, un fil rouge legherà la città della madonnina con la Ville Lumiere, ovvero il Louvre italiano con quello vero. E se sulla Gioconda i fan di Leonardo si sono ormai messi il cuore in pace, da queste parti arriveranno agli inizi del prossimo anno alcuni pezzi da novanta che potrebbero non farla rimpiangere. Il primo sarà un ritratto femminile di Piero della Francesca che sarà in mostra già a fine ottobre. Il secondo porta la firma del Genio vinciano, ed è un ritratto di dama più noto come la «Belle Ferronière». Il terzo dipinto, che sbarcherà in pompa magna successivamente è un capolavoro di Raffaello Sanzio, «La Madonna col Bambino e San Giovannino» di Raffaello, una delle più celebri Madonne dipinte dall’Urbinate durante il primo periodo fiorentino (1504-1508), detta «La Belle Jardinière». In cambio di questa ricca partita, Brera lascerà partire per la Francia quattro dipinti della scuola leonardesca. Guardando le opere, c’è da giurare che la tournèe susciterà un successo non inferiore a quello di altre dame d’alto lignaggio, come quella con l’ermellino. Per Leonardo del resto, Dan Brown a parte, il tripudio è assicurato anche perchè la modella in questione reca con sè un’allure non meno intrigante di altri personaggi da lui ritratti, spesso pregni di ambiguità e doppi sensi. La «Belle Ferronière» è interessante anzitutto perchè è opera milanesissima, realizzata dal Maestro durante il suo primo soggiorno alla corte di Ludovico il Moro. La titolazione del dipinto -letteralmente «la bella moglie di un mercante di ferramenta» - è dovuta ad un errore di catalogazione del tardo XVIII secolo: «Ferronnière» si riferisce infatti a Madame Ferron, amante di Francesco I di Francia. Ma sulla reale identità dell’affascinante ed enigmatica ragazza, magistralmente ritratta su una tavoletta di 63 centimetri per 45, aleggia ancora una volta il mistero. La giovane era quasi certamente una cortigiana di Ludovico, forse la sua amante Lucrezia Crivelli. Ma più probabilmente si tratterebbe dell’altra amante prediletta del focoso duca sforzesco, quella Cecilia Gallerani moglie del conte feudatario di Saronno Ludovico Carminati che fu già ritratta da Leonardo nella Dama con l’Ermellino. Confrontando i due dipinti, la somiglianza è palpabile. Soddisfattissima dell’accordo, la sovrintendente Sandrina Bandera assicura che le tournèe continueranno. E con loro, probabilmente, i tormentoni sull’utilità di spostare o meno i capolavori dalle loro sedi naturali.