"Un amico psicologo mi diceva che in ogni uomo ci sono tutte le età della vita. Il che non sarebbe un problema se l'ottantenne prevalesse sul seienne. Il problema dell'attuale presidente degli Stati Uniti è che a dominare è il bambino di sei anni. C'è un bellissimo racconto di Dino Buzzati intitolato Il bambino dittatore: ecco, Donald Trump è come il protagonista urlante di questo racconto". Luca Barbareschi è da sempre tipo che non gioca con le metafore o gli eufemismi se deve colpire il bersaglio. E poi questa analisi serve per spiegare l'acutezza della commedia politica "November" di David Mamet, che l'attore milanese nato a Montevideo, Uruguay, porta in scena, per la regia di Chiara Noschese al Teatro Manzoni fino al 17 maggio. "David Mamet è come Mozart, un genio. Un giorno al telefono, gli chiesi cosa stesse facendo e lui mi rispose: sto scrivendo dodici commedie. Contemporaneamente. Scriveva sempre. E con November, più di vent'anni fa, aveva predetto il mondo di oggi. Con straordinaria precisione. Lui usava il paradosso, ma il paradosso oggi è qui. C'è un presidente che dice che in una notte, se vuole, cancella una civiltà. È una sparata infantile, ma la dice". Ironia, sarcasmo e sferzate verbali sono il pane di Luca Barbareschi, artista che spesso ha pagato per ciò che dice, e per il fatto che è sempre pronto a spiazzare chi pensa di pensarla come lui. E poi c'è un filo di snobismo umanistico europeo, di ottima qualità peraltro, che gli fa dire cose come questa: "Umberto Orsini mi diceva: un titolo vale metà dell'incasso. Ecco io vado in scena con November, che è un titolo abbastanza repulsivo". Ma è un titolo che dice tutto: "Perché l'America sta vivendo il suo novembre, che è il mese dei morti". In ogni caso, in "November" si ride, e parecchio: il presidente Usa Chalres Smith è in declino nei sondaggi, tutto dice che dovrà sloggiare dalla Casa Bianca, la First Lady prepara i bagagli (è Chiara Noschese, anche regista dello spettacolo, nel cast figurano anche Simone Colombari nel ruolo di un consiglieri del Presidente e Brian Boccuni in quelli di un rivendicativo nativo americano), e lui punta d'azzardo con mosse audaci e folli. Per dire, si può anche graziare due tacchini alla Festa del Ringraziamento. O giocarsi, chissà, la carta della guerra, che va sempre bene quando l'elettorato vacilla nell'amarti. "La profezia di David Mamet vive oggi riprende Luca Barbareschi - Trump era un imprenditore fallito e un reality show lo ha rialzato. La sua intuizione? Ha capito che oggi il pubblico non ha memoria, bruciato com'è dai social e dai video di pochi secondi su TikTok. Puoi promettere e dire qualsiasi cosa, smentirla un giorno dopo e tornare a riprometterla dopo poco. Ma Mamet aveva predetto con 30 anni di anticipo anche lo stupro verbale, lo chiamava così, del politicamente corretto. Aveva predetto il disastro delle attuali università americane". Con anticipo sui tempi, Mamet immaginò nel 2007 qualcosa da sferzare con un'ironia perfetta. "Un'ironia ebraica, che segue una ritmica musicale, jazzistica, molto sofisticata spiega Luca Barbareschi, che è tra l'altro di origini ebraiche Dunque, Mamet è un lusso per pochi.
Ma quando senti ridere capisci di aver fatto centro: se fai ridere, significa che chi hai di fronte ha capito ciò che vuoi dire". E tutto questo può accadere solo a teatro "che è il luogo, l'ultimo rimasto, nel quale ci si incontra, si applaude, si discute conclude Barbareschi - Solo che in Italia i teatri chiudono al posto di aprire".