Lunga notte di «urban soul» A Milano arrivano i Mattafix

Antonio Lodetti

I Mattafix, ovvero la madre di tutte le contaminazioni. E non solo musicali ma anche geografiche e culturali. Un progetto che non poteva non nascere a Londra, grazie agli ex disc jockey Preetesh Hirji, londinese doc figlio di genitori indiani, e Marlon Roudette, nato a Londra ma poi trasferitosi con la famiglia ai Caraibi, nell’isola di St. Vincent (il loro nome infatti viene dalla contrazione di «Matter Fixed», che nel parlare corrente di St. Vincent sostituisce il canonico «No problem».
Un incredibile mix di suoni che mette insieme, in un unico villaggio globale hip hop, soul, reggae, blues, pop, dance, raga, rock (nel brano The Means c’è una chitarra molto hard), echi delle colonne sonore di Bollywood e molto altro ancora. Un cocktail leggero, si potrebbe dire analcolico ma ricco di sapori, che i Mattafix hanno fatto assaggiare al mondo grazie all’album Signs of a Struggle, e che proporranno in concerto domani ai Magazzini Generali.
La strana coppia, che unisce e valorizza le differenze. Hirji (brillante ingegnere del suono con numerosi gruppi contemporanei che contano) è un appassionato di «loop» e di sperimentazioni tecnologico-elettroniche; Roudette viene dalla musica popolare. Lui è cresciuto in una steel band (gruppi che fondono blues e ritmi afro) ed ha sempre suonato lo «steel pan» tenore (ovvero un tamburo ricavato da una grossa latta metallica).
Per chi ama le etichette si chiama «urban soul» o addirittura «modern urban soul» (anche se qualcuno si spinge a definirlo «British urban blues») è musica che fa da sottofondo chic ma anche musica che promette buone vibrazioni e alcune trovate interessanti. Già molto apprezzati in un’anteprima-showcase milanese qualche mese fa, i Mattafix tornano in città sulle ali del successo, dopo aver conquistato la vetta delle hit parade mondiali e anche delle classifiche di casa nostra con l’album e con singoli come Big City Lights, che è arrivato al secondo posto contendendo la prima piazza a Eros Ramazzotti. I loro brani, dal già citato Big City Lights a Passer By, da Everyone Around You a The Forgotten passando per la fascinosa Gangster Blues partono dalla forma-canzone per realizzare un colorito crossover di generi e stili. Le basi hip hop si nutrono con l’effervescenza del pop inglese, i ripetitivi accenti reggae si espandono con ritmi esotici, la giocosità della dance si mimetizza nella callosità del blues; il resto lo fanno i testi (a volte ispirati dalle poesie di Marlon) accattivanti e per niente banali.
Una serata di evasione ma non solo, per gli appassionati di suoni moderni e per i «clubber» più sofisticati.