Lungo viaggio nei culti oscuri

Non è facile al giorno d’oggi, dopo duemila anni di cristianesimo, comprendere i riti magici del mondo pagano che avvenivano in uno stato di esaltazione e di istintività che proprio la religione cristiana ha cercato in tutti i modi di contenere e di reprimere. La mostra «Il rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma», ospitata come meglio non si poteva, nei bui corridoi del Colosseo, in un luogo nel quale ancora oggi aleggiano le oscure vicende del mondo antico, tenta di diradare le nebbie che avvolgono le insolite statue esposte ­ di Iside, di Demetra, di Cerere, di Cibele, di Dioniso, di Mitra -, ispirate ai culti misterici del paganesimo; ma finisce per dare spiegazioni semplicistiche senza riuscire a penetrare nei profondi recessi dell’animo pagano che attraverso questi riti cercava di evadere dagli schemi imposti dalla società e dalla religione ufficiale.
Tutti i culti misterici non erano che una scappatoia eterodossa per aggirare l’ortodossia pagana, o per contestarla. Erano infatti riti di contestazione che si proponevano di combattere dall’interno le angosce della vita che la stessa religione non era riuscita a risolvere. E quindi non c’erano remore all’uso di agenti esterni come il vino e le droghe che riuscivano ad aggirare le innumerevoli paure: la paura della morte, dell’aldilà, del male, della stessa cattiveria umana. Erano dunque riti di contestazione scatenati collettivamente in quel genere di esaltazione che iniziò con i riti dionisiaci, corroborati dal vino e dalle droghe. E la figura di Dioniso, che incontriamo più volte nella tragedia greca e che ispirò la furia esoterica e orgiastica delle Baccanti, si ripropone nella mitologia romana nella figura di Bacco protettore della vite e del vino. L’orgia bacchica non era in effetti che un tentativo di sfuggire alle angosce della vita sentite dagli uomini del mondo antico forse con maggior intensità di oggi, sprofondati com’erano nell’ignoranza dei fenomeni naturali.
Certamente questi riti, che volevano rompere gli schemi creati dalla religione per contenere i bisogni degli uomini, non potevano non essere segreti. Non solo perché il potere non li accettava a cuor leggero, ma perché investivano bisogni, aspirazioni, stati d’animo che uscivano dalla normalità e dalle regole di una vita quotidiana spesso ardua. Dai culti eleusini a quelli di Dioniso, a quelli ancor più segreti di Mitra, che richiedevano per gli adepti una forma di segretezza assoluta sconfinante nella clandestinità, alla quale dovevano adeguarsi i seguaci.
L’inconoscibile sconfinava nell’irrazionale e molti culti misterici vanno a ripescare i loro miti nella più antica mitologia egizia. Al punto che alcuni culti romani, come quello della Fortuna Primigenia, vennero associati a quello di Iside alla quale tuttavia erano dedicati molti templi a Roma e nella penisola italiana. Insieme ad altre bellissime statue, quali l’enigmatico sacerdote egizio in marmo rosso antico proveniente da Villa Adriana a Tivoli, ai bassorilievi, ai marmi e alle terracotte votive, un idolo avvolto nelle spire dorate di un serpente raffigura meglio di ogni altra opera qui esposta lo spirito di questa mostra ispirata fortemente dalla magia.