Madonna, U2, Vasco e Sting Il rock si riunisce per l’Africa

Il nuovo Live Aid per mandare un appello al G8: «Annullare il debito del Terzo Mondo»

Paolo Scotti

da Roma

Perfino in un’epoca come la nostra, perfino in un mondo come quello rock (abituato a farne abbondante nonché retorico uso) il termine non suona esagerato. Un evento. Sì, Live Aid fu davvero un evento. Vent’anni fa, per la prima volta, e secondo un’intuizione geniale - in seguito ovunque e infinite volte copiata -, le coscienze vennero mosse dalla musica. Vent’anni dopo l’idea non cambia, l’obiettivo rimane lo stesso. E Live Aid diventa Live 8. Ma sarà ancora una volta evento?
Le premesse ci sono tutte. L’ideatore è sempre lui: quel Bob Geldof che invano spera di passare alla storia come rockettaro; soprattutto ora che si appresta a percorrere nuovamente la strada della «protesta in musica». «Ma stavolta non chiediamo più la carità - dichiara, più severo che conciliante -. Stavolta chiediamo semplicemente giustizia».
L’idea è semplice: i due concerti del 1985 (uno si svolse a Londra, l’altro a Filadelfia) nel 2005 diventano cinque, e - alla vigilia del summit che il 6 luglio prossimo riunirà in Scozia i capi di governo del G8 - il 2 luglio simultaneamente legheranno fra loro Roma, Parigi, Berlino, Londra e Filadelfia. Nonché le rispettive, più celebrate rockstar. Così sul palco di Hyde Park in Londra sfileranno, fra gli altri, Bono degli U2, Paul McCartney, Madonna, Sting, Robbie Williams, Annie Lennox, Maria Carey; da Philadelphia risponderanno Stevie Wonder, Jon Bon Jovi, Puff Daddy, Willie Smith, 50 Cent; davanti alla berlinese Porta di Brandeburgo toccherà a Crosby, Still e Nash, a Lauryn Hill; quindi sotto la Tour Eiffel di Parigi si esibiranno Johnny Halliday, Andrea Bocelli, Noha, Axl Rose, Placebo; mentre dal Circo Massimo di Roma replicheranno Vasco Rossi, Laura Pausini, Jovanotti, Nek, Irene Grandi, Le Vibrazioni, gli Articolo 31.
«E la lista potrebbe allungarsi ulteriormente - informano gli organizzatori italiani -. Giacché tutte le più grandi rockstar mondiali sono state invitate, e siamo ancora in attesa di molte risposte». Possibili dunque anche le presenze dei Rolling Stones e di Zucchero. Quanto ad una vociferata, temporanea riunificazione delle Spice Girls, «di riunificazioni ne abbiamo in programma più d’una - allude misterioso Geldof -. Ma è ancora presto per parlarne. In fondo abbiamo organizzato tutto in pochissimo tempo: appena tre settimane».
Per dare un’idea dell’importanza conferita a Live 8, basti dire che ieri Geldof era in videoconferenza simultanea con tutte le cinque città del progetto (da Roma gli rispondeva il sindaco della città, Veltroni) e che accanto a lui sedevano l’inglese Elton John e il francese Jack Lang. «Nel 1985 non capii che stavo partecipando a qualcosa di storico - ha osservato il musicista britannico -. Ma oggi ce ne rendiamo conto un po’ tutti». In vent’anni il dramma dell’Africa non è troppo cambiato. «In compenso sono cambiate le coscienze - ha aggiunto Geldof -. Per questo stavolta non chiediamo denaro: chiediamo una presa di coscienza. Soprattutto da parte dei governanti del G8». Prima delle note basterebbero i numeri, a smuovere i cuori. «Ogni tre secondi un bambino africano muore per estrema povertà. Che tradotto vuol dire: per fame, Aids, dissenteria, diarrea, tubercolosi. Così quegli otto signori che si vedranno in Scozia sanno già cosa devono fare - ammonisce Geldof, alludendo a Bush, Blair, Chirac, Schröder, Berlusconi, Martin, Koizumi e Putin -. Devono finalmente azzerare il debito che i Paesi del Terzo Mondo hanno nei confronti di quelli occidentali. E raddoppiare i fondi già stanziati per sostenere il continente africano».
In più, rispetto al rumore planetario che Live Aid riuscì a suscitare, Live 8 punta anche a dimostrazioni d’altro tipo: «Stiamo infatti progettando una colossale marcia apolitica che, muovendo da Filadelfia, Roma, Berlino, Londra e Parigi dopo i concerti faccia convergere in Scozia tramite treni, aerei e navi tutti coloro che desiderano far sentire la propria voce, assieme alla nostra». Nel frattempo la mobilitazione pare aver contagiato soprattutto le star. Si favoleggia che John Travolta, abile pilota d’aereo, abbia messo a disposizione il proprio apparecchio privato, per guidarlo personalmente; mentre divi internazionali come Hugh Grant, Claudia Schiffer, Emma Thompson e Liam Neeson hanno messo gratuitamente a disposizione il loro volto per il filmato promozionale che accompagna tutto il mega-progetto.