Mafiosi beffati, con i soldi confiscati lo Stato pagherà gli stipendi ai poliziotti

Combattere la criminalità organizzata con i soldi confiscati ai mafiosi. Questa una delle armi adottate dal governo e inserita nel pacchetto sicurezza. Una norma promossa dal ministro della Giustizia Angelino Alfano e che nel giro di pochi mesi ha dato già i primi frutti. Un miliardo di euro recuperati che sono confluiti nel Fug (Fondo unico giustizia).
«Grazie a questa normativa - ha detto il ministro Alfano, intervenuto a Canicattì, vicino ad Agrigento, per commemorare la figura del giudice Antonino Saetta, trucidato dalla mafia 21 anni fa - siamo riusciti a colpire il patrimonio dei mafiosi. Abbiamo preso tutto il contante depositato nei vari istituti di credito e nei vari uffici postali. Abbiamo chiesto di avere immediatamente il denaro e grazie a ciò, siamo riusciti a rafforzare le misure di prevenzione, in particolare nelle zone ad alto rischio». In pratica, il miliardo di euro recuperato consentirà al governo anche di pagare gli stipendi alle forze dell'ordine che operano per contrastare la mafia, la ’ndrangheta e la camorra.
Alfano ha anche parlato delle critiche piovute dall'Unione Europea in merito al 41 bis inflitto ai mafiosi, ossia il carcere duro. «Queste critiche ci lasciano indifferenti. Riteniamo che il carcere duro sia giusto per persone che si sono macchiati di crimini inauditi. Proprio nei giorni scorsi ho trascorso una giornata straordinaria, la migliore da quando mi sono insediato al ministero. Insieme con il collega Maroni, con cui andiamo perfettamente d'accordo, siamo andati a San Giuseppe Jato, nel Palermitano, per consegnare a una associazione di volontariato una struttura confiscata alla mafia. In quella struttura, anni fa era stato detenuto il piccolo Giuseppe Di Matteo, appena dodicenne, poi sciolto nell'acido per ritorsione nei confronti del padre. Con la confisca di quella struttura, è stato un po’ fare un regalo alla memoria di quel ragazzino».

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