Magda Szabó, una vita (da) capolavoro

Eleonora Barbieri

Nel 1990, quando ha 73 anni, Magda Szabó prova a dare risposta a un dubbio che la tormentava da quando era piccola. Il dubbio riguardava Virgilio, l'Eneide e, in particolare, la moglie di Enea, Creusa, la quale «va eliminata immediatamente... perché se lei rimane in vita, la fondazione della patria non può aver luogo». Ma che cosa sarebbe successo, si chiede la scrittrice ungherese ne Il momento (Creusaide), se «Creusa si fosse opposta, si fosse presentata davanti al poeta e avesse gridato che non aveva assolutamente intenzione di perire»? Questa idea, di riscrivere l'Eneide al femminile, quindi una Creusaide, si era infilata nella mente di Magda Szabó molti decenni prima, quando il padre Elek, uomo meraviglioso, coltissimo e molto stimato nella città di Debrecen, la nutriva a base di classici greci e latini, tanto che i due conversano in latino da quando lei aveva tre anni: come poteva una madre, nel mezzo della guerra e della fuga tragica dalla patria, mollare la mano del figlioletto come nulla fosse?

Del resto, che Magda, fin da giovane, avesse una certa propensione a vedere la storia da prospettive inusuali è chiaro da un episodio chiave dei suoi anni di scuola, all'istituto protestante Dóczi: quando alle alunne viene chiesto di analizzare un Ecce homo, fra tutti i personaggi evangelici lei decide di raccontare la storia del cane. Suscitando scandalo e orrore fra le insegnanti. Furono anni difficili, quelli fra il 1917 e il 1935, come racconta in Per Elisa (che viene ripubblicato, insieme a Il momento, dalla casa editrice Anfora), il primo volume del suo romanzo autobiografico, pubblicato a 85 anni e interrotto dalla morte nel 2007, e considerato il suo capolavoro: la studentessa Magda superava in latino le insegnanti, vinceva tutti i concorsi letterari a livello nazionale e a un certo punto chiese di potere lasciare gli scout perché trovava l'inno ridicolo (si offrì anche di riscriverlo); le insegnanti, per contro, avrebbero fatto come il regime comunista in seguito, ovvero fingere che non esistesse, nonostante i suoi successi. A sostenerla, con la sua «bontà primitiva» c'era Cili, la sorella adottata, bella e dalla voce che incantava, morta mentre era incinta del primo figlio. L'unica che la «attrice Magda» non potesse ingannare su quel palcoscenico in cui concepiva la sua vita e il mondo, colei, scrive, che «esigeva di essere oberata dal peso della mia vita» e dei suoi fallimenti. E che le chiese, profetizzando la sua morte, di scrivere in sua memoria dei versi, sulle note di Beethoven.

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