Con la Maggioni la Rai fa tris di esperte in flop

Un tempo si invocavano le quote rosa, ora bisogna pretendere le quote di un altro colore, in cui si identifichino i maschi, ormai parificati agli extracomunitari

Con la Maggioni la Rai fa tris di esperte in flop

Devo fare ammenda. Ho trattato troppo male Monica Maggioni subito dopo la sua nomina a presidente della Rai. Ho esagerato nel dire che è maestra di formidabili insuccessi. Mi correggo: se la cava egregiamente nell'arte dei flop. Nella direzione di Rainews ha dimostrato una certa attitudine a menare il can per l'aia. Oddio. In Rai forse non esistono aie, ma i cani abbondano. Inoltre mi sono dimenticato di precisare che alla presidenza dell'antennona ne abbiamo viste di peggiori: Lucia Annunziata non riuscì neppure a portare a termine il mandato. Ci domandiamo ancora con quale criterio ella fu selezionata, in tempi in cui il centrodestra aveva in mano lo scettro.

La signora campana, prima di sedere sul trono di viale Mazzini, si era fatta le ossa rotte alla direzione del Tg 3. Nonostante ciò proseguì nella sua ascesa fino ai vertici. Anche adesso è presente in azienda con l'incarico di condurre ogni domenica un programma di interviste che ha il pregio di intitolarsi In 1/2 h , in quanto dura 30 minuti, nel corso dei quali si distingue professionalmente per la bastonatura sistematica degli ospiti che non siano di sinistra, e per la tenerezza che riserva ai progressisti. Questione di feeling.

C'è poi Anna Maria Tarantola, voluta dal suo sosia al maschile, Mario Monti, allorché questi alloggiava nel tabernacolo della patria, Palazzo Chigi. Non sono in grado di giudicarla, perché il suo passaggio alla presidenza del consiglio di amministrazione non si è avvertito. Una donna comunque straordinaria per le sue formidabili capacità di rendersi invisibile. In pochi anni, tre donne si sono avvicendate in quella che viene definita la più grande e importante fabbrica culturale d'Italia, benché di cultura ne abbia prodotta in quantità omeopatiche.

Un tempo si invocavano le quote rosa per fare largo alle persone di genere femminile; attualmente bisogna cambiare registro e pretendere le quote di un altro colore, in cui si identifichino i maschi, ormai parificati agli extracomunitari, anzi, ai profughi, stroncati dall'evoluzione dei costumi. Intanto godiamoci le perle offerte dai palinsesti estivi e sudaticci dell'ex monopolio. Perle usate ma sicure. Raidue ha infilato nel menu un piatto immarcescibile che periodicamente va in onda da decenni: Il commissario Rex , tanto per rimanere in campo cinofilo, dato che, come ben sanno i connazionali pensionati, Rex è un immortale pastore tedesco più intelligente di chi ne decide le esibizioni replicate sul video.

Per fortuna su Raiuno propinano Techetechetè , un titolo cretino per un contenuto ricercato, interessante, capace di riproporre il passato quale specchio del presente. Complimenti agli autori: vista la loro bravura, è strano che non siano stati fin qui silurati. Ma non è tardi per provvedere a colmare la lacuna. Anche Raitre soffre di disturbi stagionali, patisce il caldo e sforna la solita insalata rossa, servita da Agorà con il tipico stile della casa: liti in studio tra ospiti opachi che suppliscono con l'aggressività alla mancanza di argomenti. Complessivamente il risultato non è eccellente, ma neppure disgustoso.

La7 di Urbano Cairo va avanti imperterrita per la sua strada disseminata di posti ristoro: da Coffee break a In onda , transitando dall' Aria d'estate , tutta roba dignitosa se non altro perché confezionata con mezzi sobri (in questo caso sinonimo di poveri). Della sezione feriale di Mediaset non mi occupo per ovvi motivi: non intendo sputare nel piatto dove non ho mai mangiato un boccone. Preferisco denutrirmi in altre mense non gestite dai parenti del Giornale .

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