Mohamad Shahin, l'imam di Torino per cui il Viminale ha emesso un decreto di espulsione è di nuovo al centro delle cronache: la Corte di appello di Caltanissetta ha confermato il «no» al suo allontanamento immediato dall'Italia. I giudici hanno respinto un reclamo dell'Avvocatura dello Stato contro la precedente decisione del tribunale di Caltanissetta. Secondo quanto trapelato, anche per i magistrati di seconda istanza Shahin deve essere considerato un «richiedente asilo» e quindi non può essere rimpatriato in attesa che si definisca la sua posizione. E, addirittura, il suo legale Gianluca Vitale, parla di «accanimento da parte del governo e del Viminale». Ma Shahin è colui che ha pubblicamente detto di non ritenere il 7 ottobre violenza, ritenuto dai nostri apparati di sicurezza un esponente della Fratellanza Musulmana, fan di Morsi, uno dei leader del movimento islamista. E, come risulta nell'inchiesta sulla cupola di Hamas in Italia, viene nominato anche lui nelle carte: Elsalay, uno dei 9 arrestati, parlando con Shahin e riferendosi a El Shobky, gli contesta di avergli parlato di come l'associazione inviasse il denaro. Ali El Shobky è il referente piemontese di Abspp, colui che ha incontrato l'ex capo di Hamas Haniyeh. Ma ha anche frequentato l'Api di Mohammad Hannoun, ricevendo addirittura un premio per il lavoro svolto nella moschea di Via Saluzzo. Un evento che si aggiunge agli incontri che ci sono stati tra la Moschea Omar, quella in cui Shahin svolge la funzione di imam, e la Abspp, al centro dell'inchiesta in quanto ritenuta una delle associazioni tramite cui venivano raccolti e poi inviati i soldi all'organizzazione terroristica. Il 31 luglio la moschea Omar organizza un incontro dal titolo «Voci dal genocidio» e nel dibattito sono presenti Falestin Dawoud, figlia di Raed Dawoud (uno dei profili più centrali all'interno dell'inchiesta in quanto membro del comparto estero di Hamas, nonché responsabile della filiale milanese di Abspp), Hannoun, Abdullahi Ahmed, consigliere comunale a Torino in quota Pd, Angela Lano direttrice di InfoPal (il sito di Hannoun), oggi indagata, e il predicatore del capoluogo piemontese Brahim Baya, che ha già elogiato la vita di Yaya Sinwar, la mente dell'attacco del 7 ottobre.
A intervenire la deputata di FdI Augusta Montaruli, che ha presentato un'altra interrogazione: «Con una nuova interrogazione porto evidenza di un altro contatto tra Shahin e la galassia guidata da Hannoun. L'espulsione ha funzione preventiva per la sicurezza nazionale e alla luce di tutti gli elementi emersi chiediamo a tutte le autorità di vagliargli per verificare l'opportunità della permanenza in Italia. Stridono infatti richieste di protezione internazionale dopo decenni di attività indisturbata in Italia funzionali solo a rinviare un'espulsione che ritengo necessaria.
Chi frigna un presunto accanimento teme soltanto persone che fanno il proprio dovere: portare alla luce le fonti aperte di notizie utili a ricostruire i rapporti tra un imam che invocava Hamas e gente arrestata per fatti di terrorismo lo è».