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"La campagna furto di verità. Brutta strada, non è la mia"

L’accusa di Ceccarelli contro le toghe militanti

"La campagna furto di verità. Brutta strada, non è la mia"
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«Preannuncio la mia volontà di rassegnare le dimissioni dal Comitato direttivo centrale dell'Anm». È la frase di esordio del discorso tenuto da Natalia Ceccarelli, magistrato, esponente di «Articolo Centouno» che si era schierata per il Sì al referendum e - alla riunione del Comitato direttivo centrale della associazione nazionale dei magistrati - ha annunciato la sua decisione di lasciare i vertici dell'Anm. Un discorso duro che non ha fatto sconti a nessuno e ha accusato il fronte dei colleghi che si è organizzato e apertamente schierati per il «No».

La Ceccarelli rivendica il pieno diritto della politica quando agisce, come in questo caso, «nel rispetto delle procedure di revisione costituzionale», mentre stigmatizza i colleghi che hanno reagito alla riforma con una «martellante campagna di disinformazione senza farsi scrupolo di utilizzare i più discutibili luoghi di diffusione, ivi compresi i luoghi di culto». Fin dall'inizio del suo breve discorso (poco più di tre minuti) Ceccarelli bacchetta i colleghi colpevoli di aver prodotto «un danno di immagine irreversibile»

per la categoria. «Nessun cittadino - dice alla platea che nelle stesse ore formalizzava l'elezione di Giuseppe Tango come presidente dell'Anm al posto del dimissionario Cesare Parodi - si sentirà più garantito nelle aule di giustizia al cospetto di individui che amministrano la legge dopo essersi resi protagonisti di cori da stadio contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato». E qui Ceccarelli cita anche, senza invero nominarla, la collega Annalisa Imparato fatta oggetto di quegli stessi cori durante i festeggiamenti nel tribunale di Napoli. «Simili condotte - spiega la magistrata - perpetrate alla presenza di esponenti degli uffici giudiziari e degli stessi membri di questo direttivo centrale, non hanno ricevuto nessuna presa di distanza, nessuna doverosa richiesta di scuse».

Il passaggio più forte di questo autentico j'accuse nei confronti della sua stessa categoria riguarda la «manipolazione storico-giuridica» del messaggio referendario definita: «vero e proprio furto della verità». «Finanche la viva voce del padre del nuovo codice di procedura penale è stata negletta in nome della difesa dell'unità delle carriere che affonda,

questa sì, nell'ordinamento fascista prerepubblicano».

Dall'atto d'accusa si vira sul finale in un commosso sfogo. «So bene che la Storia - conclude Ceccarelli - la scrivono in vincitori ma non vedo vincitori su questo campo di battaglia». La magistrata spera anche che, in futuro non molto lontano, possa venire a sua volta riformata la stessa rappresentanza della categoria, nelle sue modalità e nei suoi metodi.

«Mi dimetto - spiega - perché resto profondamente fedele ai principi ispiratori di questa associazione e a quelli del movimento che ho avuto l'onore di rappresentare e che ho sempre fedelmente e disinteressatamente rappresentato in questo consesso anche con le chiare scelte di campo che ho operato durante la stagione referendaria, sperando che gli uni e gli altri possano essere un giorno perseguiti altrove. Vi auguro di ritrovare la strada. Io ho la certezza che la strada non è più questa».

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