Il pm milanese Fabio de Pasquale, condannato in appello per aver nascosto delle prove a favore di Eni, indaga sul Giornale che ha raccontato la storia dell'archiviazione del dossier Mafia-Appalti su cui lavorava Paolo Borsellino perché l'ex pm Guido Lo Forte si sente diffamato da un'affermazione pronunciata in un'aula di tribunale e confermata da alcuni documenti recentemente desecretati.
Fabio Trizzino e Fiammetta Borsellino si battono da anni per capire come fu possibile che un filone delicatissimo nato da un'inchiesta dei Ros venne accantonata proprio mentre il giudice morto in Via d'Amelio il 19 luglio 1992 se ne era interessato, tanto da dire a Lo Forte, in una riunione di cui c'è traccia nei verbali del tempo al Csm, che avrebbe avuto uno spunto investigativo da condividere con lui.
Borsellino non sapeva che Lo Forte si era "spogliato" di quel dossier chiedendone l'archiviazione - decisa il 14 agosto 1992 - perché nessuno glielo aveva detto. Né Lo Forte né nessun altro ne aveva parlato con Borsellino.
Per aver sostenuto questa tesi di Trizzino, ripresa anche dagli allora vertici del Ros siciliano Mario Mori e Giuseppe De Donno, il Giornale verrà chiamato a rispondere, chi lo ha detto no ma. Lo ha deciso, a due anni dalla pubblicazione di questo pezzo uscito il 15 febbraio 2024, il sostituto pm Fabio de Pasquale, che probabilmente presto ne chiederà conto a chi scrive e al direttore del tempo Alessandro Sallusti con una richiesta di rinvio a giudizio.
Il Giornale non è mai stato tenero con il pm milanese, la cui
condanna come amaro cascame dell'inattendibilità del teste anti Eni Pasquale Amara è stata ricostruita solo qualche giorno fa qui. Sarebbe stato opportuno astenersi, non è escluso che su questo si pronunci il procuratore capo Marcello Viola