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"Fake news meschine sulla riforma"

Il ministro Nordio intervistato dal direttore Cerno a Udine: "Pm restano autonomi"

"Fake news meschine sulla riforma"
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha partecipato all'evento «Un Sì per la giustizia» introdotto dal parlamentare Walter Rizzetto, presidente Commissione lavoro della Camera, intervistato dal direttore de il Giornale Tommaso Cerno. L’incontro è stato trasmesso in diretta anche alla festa dei lettori de il Giornale che si è conclusa ieri sera a Montegrotto Terme.
«La riforma della Giustizia non è contro nessuno, tanto meno contro la magistratura», ha sottolineato il ministro, ribadendo che «l'articolo 104 della nostra Costituzione stabilisce che la magistratura si divide in requirente e giudicante ed è autonoma e indipendente da qualsiasi altro potere». Inoltre, ha proseguito, «combinato all'articolo 107 si riferisce al pubblico ministero, ma non lo equipara del tutto al giudice. Con la nostra riforma, sia i requirenti che i giudicanti godranno di assoluta indipendenza e autonomia». Secondo il ministro, «è solo un processo di chiarimento delle intenzioni» e secondo lui è «meschino» pensare che «questa riforma sia un'anticipazione di un tentativo di sottomettere la magistratura al potere esecutivo. È esattamente il contrario. Trent'anni fa ho scritto il mio primo libro, intitolato “Giustizia”, in cui sostenevo le stesse idee che sto portando avanti ora».
Nordio ha riflettuto sul fatto che nel nostro Paese «sembra impossibile riformare la Giustizia». In 40 anni, ha aggiunto il ministro, «da Vassalli in poi, non si è riusciti a fare la riforma» a causa delle «pressioni della magistratura»: certe riforme non si possono fare perché «l’ordine giudiziario si oppone». Per portare avanti queste riforme, ha detto il ministro, c’è «voluto un magistrato che non ha nulla da temere, che conosce i trucchetti usati per intimidire e che ha detto: “Andiamo fino in fondo”».
Già nel 1997, ha raccontato il mi nistro, «sono stato chiamato dai probiviri per rendere conto delle mie posizioni sulla separazione delle carriere e sull'Alta Corte». Questo è stato possibile grazie alla vittoria della coalizione di centrodestra «guidata da una persona coraggiosa, capace di dare la stabilità necessaria per una riforma costituzionale. Non è un processo rapido: serve il doppio passaggio parlamentare tra Camera e Senato». E se il Tar non concederà rinvii «arriveremo al referendum. Nessuna riforma è perfetta e toccare la Costituzione richiede dibattito, ma era nel nostro programma». Il ministro ha poi spiegato tutti e tre i pilastri che reggono la riforma della Giustizia che il governo sta portando avanti: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare. E Nordio ha anche sottolineato che tra i magistrati la percentuale di iscritti al sindacato è del 97%, ben sopra la media rispetto agli altri.

«Il referendum sarà senza quorum, alcuni pensano di aver già vinto», ha sottolineato il direttore Cerno, «cosa dobbiamo dire da qui al referendum?». Questo, ha voluto ribadire Nordio, «è un referendum che non ha e non deve avere nessun significato politico: questa è la cosa più importante».

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