Silvia Albano, giudice del tribunale di Roma e presidente della corrente di sinistra Magistratura democratica, entra a piedi uniti sul disegno di legge sui migranti - che contiene anche il blocco navale momentaneo - che è stato approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri. I punti messi in discussione dalla magistrata padovana sono sostanzialmente due: “Le norme interne devono fare i conti con la Costituzione e con le carte sovranazionali, che prevalgono sulla legge ordinaria”. E poi. “L'umanità non è buonismo, ma è codificata dai doveri di solidarietà sociale garantiti dalla Carta”, dichiara in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa”.
Albano, tornata di recente mediaticamente in auge per uno scoop del nostro Giornale su una sua opinione sul referendum della giustizia (“Non condivido la proposta del sorteggio per la deresponsabilizzazione degli eletti che ne deriva, che non avrebbero poi più alcuna responsabilità politica”). ritiene che i migranti diventano un “grimaldello per mettere in discussione i diritti di tutti” in tutti i Paesi dove è in atto “un progressivo svuotamento della democrazia dall’interno”.
E, sulla scia di questo ragionamento, sottolinea il respingimento collettivo delle persone in alto mare sia “vietato sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sia da tutte le convenzioni internazionali. È chiaro, quindi, che dev'essere una possibilità davvero eccezionale”. Insomma: i limiti previsti (ovvero l’emergenza terrorismo o un’eccezionale pressione migratoria non bastano: “È rischioso dire che il blocco navale può scattare con un'eccezionale pressione migratoria, visto che questa è una condizione frequente, come è stato ad esempio quando è scoppiata la guerra in Ucraina”.
Niet pressoché totale anche sulle espulsioni più facili per i condannati: “Sono previsti anche per reati molto lievi e potrebbero riguardare anche persone in Italia da sempre, con permesso di soggiorno, che non hanno più legami con il Paese d’origine - aggiunge quindi la Albano -. Alcuni, e capita spesso, non conoscono nemmeno la lingua del Paese di origine. Mi pare che restino i divieti di espulsione previsti dall'art. 19 del D.lvo 286/1998 e comunque, come ha più volte ricordato il Presidente della Repubblica, gli obblighi internazionali e costituzionali dello Stato italiano”.
In tutto questo, la toga rossa - che fu uno dei sei giudici del Tribunale di Roma che, nell’autunno del 2024, si pronunciò contro il trattenimento dei migranti nei centri italiani in Albania - non crede neanche che i paletti introdotti per il ricongiungimento faciliteranno il controllo sugli sbarchi: “È statisticamente provato che chi qui ha famiglia è più inserito, più integrato e delinque di meno”.
La conseguenza “logica” è che i diritti dei richiedenti asilo siano a rischio: “Se passa il concetto che i diritti fondamentali e inviolabili valgono meno per alcune categorie di persone, allora sono i diritti di tutti ad essere messi in discussione”.