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"Non c'è altro modo che il sorteggio del Csm". Ma ora Travaglio smentisce se stesso

Il 7 giugno 2021, ospite di Lilli Gruber su La7, il direttore del Fatto Quotidiano esponeva senza esitazioni la sua ricetta: "Se vuoi sbaragliare le correnti devi mettere una riforma costituzionale che sorteggia i membri del Csm"

"Non c'è altro modo che il sorteggio del Csm". Ma ora Travaglio smentisce se stesso
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C’era una stagione, neppure troppo lontana, in cui Marco Travaglio – oggi implacabile critico del governo – vedeva nel sorteggio dei membri del Csm la chiave di volta per smantellare il correntismo. Una convinzione così netta da spingerlo a definirla l’unica soluzione possibile. Proprio così: uno dei più convinti sostenitori di uno dei punti centrali della riforma della giustizia che sarà sottoposta al giudizio degli elettori nel prossimo referendum.

È il 7 giugno 2021. Ospite di Lilli Gruber su La7, il direttore del Fatto Quotidiano espone senza esitazioni la sua ricetta: "Se vuoi sbaragliare le correnti è inutile mettersi a fare tic tic toc toc. Devi mettere una riforma costituzionale che sorteggia i membri del Csm". Alla puntualizzazione della conduttrice: “È una proposta dei Cinque Stelle”, Travaglio replicava allargando il campo: non solo il M5S, ma anche Forza Italia. E ribadiva: non ci sono alternative.

Il ragionamento si faceva poi ancora più radicale. "Almeno per 10 anni, finché la magistratura non è uscita da questo colossale sputtanamento, bisogna inserire un elemento di casualità in coloro che la giudicano e l'unico modo è sorteggiarli. Se un magistrato Pinco Pallino ha il potere di arrestarmi, potrà avere il potere di giudicare i suoi colleghi? Per quale motivo non li possiamo sorteggiare, li sorteggiamo fra i magistrati, eh, mica tra i passanti. Questo però lo devi fare con una riforma costituzionale, io penso che sia l'unica soluzione. Il resto l'hanno già cambiato 80 volte il sistema elettorale del Csm e le correnti hanno sempre trovato il modo di ficcarci il becco".

Insomma, sorteggiare i magistrati chiamati a giudicare i propri colleghi – non certo cittadini presi dalla strada – appariva l’unico strumento efficace. Tutto il resto, osservava, era già stato tentato inutilmente: il sistema elettorale del Csm era stato ritoccato decine di volte, ma le correnti avevano sempre trovato il modo di rientrare dalla finestra.

Una posizione che, in quel periodo, coincideva con quella di Nicola Gratteri – oggi volto di punta del fronte del No – per il quale la riforma del Csm rappresentava “la madre di tutte le riforme” e il sorteggio l’unica vera via d’uscita dal correntismo. Era, del resto, una linea che trovava ampio spazio anche sulle pagine del quotidiano diretto dallo stesso Travaglio.

Le testimonianze non mancavano. Nel 2017 il magistrato Bruno Tinti scriveva che per il Csm sarebbe stato opportuno tornare al sorteggio, come ai tempi dei Dogi, denunciando un sistema ormai dominato dai “correntocrati” e dalle nomine spartite a pacchetto. Nel settembre 2018 Travaglio rincarava la dose: l’indipendenza della magistratura, sosteneva, era una questione troppo seria per lasciarla nelle mani dei magistrati stessi; solo una riforma costituzionale, con togati sorteggiati e l’abolizione dei membri laici, avrebbe potuto restituire un vero autogoverno. Ancora nel maggio 2020 proponeva un modello ibrido, tra elezione e sorteggio, che affidasse almeno al caso la selezione dei candidati.

Oggi, però, il quadro è mutato. Travaglio ha cambiato registro, dopo le polemiche e le accuse di aver diffuso notizie false su Falcone e Borsellino, e sembra aver imboccato una strada più cauta. Nessun anatema: cambiare idea non è un peccato capitale. Ma il tono è decisamente diverso. Il sorteggio, ora, viene descritto come uno “specchietto per le allodole”. Potrebbe funzionare, dice, solo se il Csm fosse composto esclusivamente da magistrati sorteggiati e se venisse eliminata la quota dei membri politici, indicati come il vero problema dell’organo.

Anche così, però, resta il dubbio di fondo: pure tra i sorteggiati, ammette, non mancherebbero magistrati legati alle correnti.

Dalla certezza granitica alla prudenza scettica: la parabola è tutta qui. E racconta, forse, più di una semplice evoluzione di pensiero.

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