Con le nuove accuse sul dossieraggio nel caso Becciu si chiude l'inchiesta sul verminaio dell'Antimafia. Ieri la Procura di Roma ha notificato un nuovo avviso di conclusione delle indagini all'ex finanziere Pasquale Striano, accusato di accesso abusivo alle banche dati e rivelazione del segreto in concorso con altre 23 persone, tra cui l'ex pm della Dna, Antonio Laudati e i tre giornalisti di Domani Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia. Il procuratore aggiunto capitolino Giuseppe De Falco e il pm Giulia Guccione, titolari del fascicolo e ora pronti a chiedere il rinvio a giudizio per il gruppo di «spioni», nell'integrazione al 415bis formulano il 57esimo capo di imputazione per Striano, scaturito da ulteriori approfondimenti investigativi disposti a seguito di alcuni interrogatori nei confronti di persone coinvolte nell'inchiesta, che avevano chiesto di essere sentite per chiarire la propria posizione. Dai colloqui sono emersi elementi che hanno spinto i magistrati a richiedere altre verifiche, grazie alle quali è stato accertato come ci siano sempre Striano&Co dietro le spiate sul Vaticano che hanno fatto deflagrare lo scandalo sul cardinale Angelo Becciu per la compravendita del palazzo di Londra, confluito nel processo del secolo. Tra il 2019 e 2020 Striano, in qualità di «tenente della Guardia di Finanza ed ufficiale di polizia giudiziaria in servizio esclusivo presso la Procura Nazionale Antimafia, assegnato al 'Gruppo Sos' ed esecutore materiale degli accessi abusivi», si legge nell'atto, «effettuava accessi su banche date in uso al Corpo della Guardia di Finanza traendo informazioni» su diverse persone coinvolte nell'inchiesta vaticana, tra cui il finanziere Francesco Mincione. Ora la Procura di Roma ha chiuso il cerchio sul dossieraggio all'Antimafia. E nei prossimi giorni dovrebbe richiedere il rinvio a giudizio, dopo aver sciolto la riserva su alcune delle posizioni più marginali del caso. Valutazioni che non riguardano i principali protagonisti, che ora rischiano di finire alla sbarra.
Il quadro accusatorio ha cristallizzato come Striano, dal 2018 al 2022, avrebbe messo in atto una consultazione «compulsiva» delle informazioni sulle banche dati, spiando politici del centrodestra, imprenditori e vip su richiesta dei cronisti, definiti dalla Procura «istigatori» delle condotte del finanziere, ai quali il militare avrebbe fornito centinaia di documenti coperti da segreto, attraverso cui venivano poi cucinate le esclusive giornalistiche.