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Urbanistica e corruzione, si indaga per un altro anno

Il pm: "Accertamenti complessi". Le famiglie sospese: "Per noi attesa senza fine"

Urbanistica e corruzione, si indaga per un altro anno
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Indagini «estremamente complesse per i temi trattati e per la quantità di situazioni rilevanti da analizzare» e per il «rilevante numero degli indagati e degli interessi offesi»: sono le motivazioni con cui il pm Marina Petruzzella (nella foto, insieme all'ex aggiunto Tiziana Siciliano), del pool che ha nel mirino i presunti abusi edilizi in città, ha chiesto la proroga di un anno delle indagini sull'urbanistica.

La richiesta è stata inviata al gip Mattia Fiorentini il 30 ottobre, ma solo il 2 febbraio scorso lo stesso gip ne ha dato avviso ai legali degli indagati, che sono decine. I difensori hanno alcuni giorni - che decorrono dalla notifica - per opporsi all'istanza presentando memorie. In ballo ci sono diversi filoni, in alcuni casi gli indagati ricorrono. Si aggiunga che nella ormai maxi inchiesta le iscrizioni si sono aggiunte man mano, in date successive. Questo fa sì che anche i termini concessi per indagare variano. Per i reati in questione c'è tempo un anno dal momento dell'iscrizione nel registro degli indagati, poi serve appunto una proroga.

La richiesta del pm riguarda sia le persone iscritte il 4 novembre 2024, con scadenza (già superata) il 4 novembre 2025, sia quelle iscritte il 13 febbraio 2025, con scadenza il 13 febbraio 2026. In particolare questi filoni sono relativi ai casi dei due progetti di via Lepontina - uno all'angolo con via Valtellina - e il caso del progetto di via Lamarmora 8-12. I reati contestati sono abuso edilizio, falso e anche corruzione. Sono coinvolti molti ex componenti della Commissione paesaggio, dirigenti comunali, progettisti e costruttori. Invece per il filone - più recente - che coinvolge tra gli altri il ceo di Coima Manfredi Catella, il sindaco Giuseppe Sala, il dg del Comune Christian Malangone e l'ex assessore Giancarlo Tancredi, non c'è stata (ancora) richiesta di proroga degli accertamenti.

Così in una nota le Famiglie sospese: «Un altro anno di indagini

significa un altro anno di condanna per le famiglie lasciate in sospeso. Famiglie e acquirenti, che hanno sicuramente agito in buona fede, si ritrovano paradossalmente a essere anche gli unici condannati a un'attesa senza fine».

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