Manovra, è tempesta sul ministro Tremonti Crosetto boccia la bozza: "E' da psichiatria"

Il ministro dell'Economia è alle corde. Il sottosegretario alla Difesa boccia le bozze del decreto che sarà esaminato giovedì dal Cdm. <strong><a href="/interni/si_dimette_braccio_destro_superministro/27-06-2011/articolo-id=531691-page=0-comments=1" target="_blank">Si dimette intanto Marco Milanese, il braccio destro del superministro</a>.</strong> Decisione legata al coinvolgimento del consigliere nell'inchiesta sulla P4

Roma Fine settimana di fuoco per la manovra e per il ministro Giulio Tremonti. Ieri, al termine di un weekend di lavoro e limature per i tecnici del Tesoro, è arrivata una bordata contro il ministro dell’Economia, questa volta da un fronte che più interno non si può. Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa ed esponente del Pdl, ha demolito tutte le anticipazioni uscite in questi giorni del decreto che sarà approvato giovedì dal consiglio dei ministri. E ha bocciato il metodo utilizzato dal ministro dell’Economia.

Le bozze della manovra «andrebbero analizzate da uno psichiatra» e dimostrano che Tremonti vuole solo «trovare il modo di far saltare banco e governo». Crosetto non ha risparmiato nemmeno il taglio ai costi della politica, che fino a ieri aveva riscosso plausi generalizzati.

Il taglio delle auto blu? «Se serve io domani mi compro una Smart, se questo può salvare il Paese. Ma non è questo quello che lo salva». Crosetto ha accusato il ministro di «predicare benissimo e razzolare malissimo» visto che «l’unico ministero che non ha subito tagli alla spesa corrente, ma anzi l’ha aumentata», è «il suo».

Poi l’avvertimento, in vista di giovedì: «Non sono più i tempi nei quali il governo potrà permettersi di approvare in Consiglio una cartellina vuota che verrà riempita in seguito a via XX settembre, da un uomo solo e dai suoi pretoriani».

Un fiume in piena seguito da una netta e ufficiale presa di distanze di Palazzo Chigi. Il portavoce e sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti ha fatto sapere che quella di Crosetto «è un’uscita a titolo personale». Mentre per la posizione di Silvio Berlusconi «fa testo la dichiarazione del presidente del Consiglio ai Promotori della Libertà».

Lo stesso sottosegretario, più tardi, ha precisato di avere solo detto «quello che penso» dopo «tre anni di silenzio».

Nessun «mandato» per frenare il ministro, quindi. Con il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che ieri sera chiudendo il suo intervento a una festa del movimento in provincia di Varese, ha detto: «Ci opporremo alla proposta di alzare l’età pensionabile: Tremonti non è scemo ci ascolterà».

Le ragioni della coalizione e i malumori emergeranno al vertice di maggioranza di domani. Ma è improbabile che il ministro dell’Economia le accolga. La priorità per il dicastero di via XX settembre è fare passare la correzione pluriennale da 45 miliardi di euro, rassicurare i mercati internazionali e le istituzioni europee sul pareggio di bilancio e quindi mettere il Paese al riparo dalla speculazione finanziaria.

Anche la trattativa con le parti sociali non si è fermata. I contatti con sindacati e imprese sono proseguiti anche ieri. Nella manovra ci dovrebbe essere traccia delle richieste degli imprenditori. Ad esempio con un’accelerazione della normativa sulla concorrenza. Il ministero dello Sviluppo di Paolo Romani ha da tempo un testo pronto. Ma è improbabile che il veicolo per farlo passare sia la manovra. Possibile, invece, che il ministero dell’Economia abbia deciso di prenderne un «pezzo», ad esempio la liberalizzazione degli ordini professionali. E anche paletti «europei» per i servizi pubblici.

Nella manovra potrebbero trovare spazio anche le grandi opere, con una sorta di gioco a somma zero. Alle opere programmate dal 2002 a oggi, ma che non sono state né cantierate, né oggetto di un bando, saranno tolti i fondi che saranno quindi riassegnati a nuove infrastrutture. Un processo in corso già da qualche tempo, ma che con la manovra potrebbe essere messo nero su bianco.

Tesissima la trattativa sul pubblico impiego. Il blocco della contrattazione per un altro anno è la misura più difficile da fare digerire alle organizzazioni dei lavoratori ed è ancora in bilico. Molto più probabile un nuovo blocco del turn over, cioè delle nuove assunzioni per sostituire gli statali in pensione. Già ammorbidito, rispetto alla versione nel «menu» della Ragioneria dello stato, il taglio degli stipendi per gli alti dirigenti pubblici. La soglia dei redditi che saranno ridotti del 5% è salita da 50 mila a 70 mila euro.

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