Il Marocco ama il suo re: censurato il sondaggio

Un'inchiesta del francese Le Monde e di due riviste nazionali rivela che il sovrano piace al 91 per cento dei sudditi. Nonostante ciò, i giornali sono stati ritirati dal commercio

Il Marocco ama il suo re. Lo dice un sondaggio, censurato però nel regno. L'indagine è stata portata a termine da una società franco-marocchina e pubblicata sul quotidiano francese Le Monde e su due riviste nazionali: la francofona e indipendente Tel Quel e il suo equivalente arabo Nichane. Almeno centomila copie sono state ritirate dalle autorità nazionali alla loro comparsa nelle edicole e il giornale francese di lunedì è stato vietato. Doveva essere il primo sondaggio nella storia del Nord Africa: «Le peuple juge son roi», il popolo giudica il suo re, era il titolo di copertina di Tel Quel, accanto a una foto di Mohammed VI sorridente. L'occasione: i primi dieci anni di regno di un sovrano giovane, scherzosamente e affettuosamente chiamato dai suoi sudditi M6, con un rendimento considerato a casa e all'estero migliore di quello di moltissimi suoi colleghi dei Paesi vicini. Il vero paradosso sta però nel risultato del sondaggio: il 91 per cento dei marocchini ascoltati (su 1.108 persone) è contento del suo re, giudica positivamente il suo operato. Il 49 per cento ritiene che il Marocco sia una democrazia. Molti di quelli che hanno definito il Paese un regime autoritario hanno detto di essere contenti che sia così: «Meglio essere nelle mani di un re che tra quelle di eletti corrotti che pensano soltanto ai propri interessi». Per i tre quarti della popolazione il re è sacro. Dati positivi per il sovrano, eppure il ministro della comunicazione Khalid Naciri, che ha ordinato il ritiro delle copie dalle edicole, ha spiegato che «la monarchia non può essere oggetto di dibattito anche se attraverso un sondaggio». Altri numeri, però, rivelano un altro volto del Paese: il 37 per cento della popolazione considera la povertà in aumento, e il 49 per cento non approva la storica riforma del codice della famiglia del 2004 che ha dato nuovi e importantissimi diritti alle donne marocchine, un inedito nei Paesi arabi, e ritiene che l'apertura verso le concittadine sia esagerata.

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