Mauri Spagnol prende Fazi e sfida la Rizzoli

Nuova acquisizione del Gruppo Gems: il 35 per cento dell’editore romano
di <em>Twilight</em>. È l’inizio di uno scontro fra giganti di carta

Pesce grosso mangia pesce piccolo. Il mondo dell’editoria non fa eccezione alla legge delle dinamiche economiche. E il prossimo «pasto» che il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (Gems) sta apparecchiando lo «ingrasserà» al punto da battagliare ad armi pressoché pari, nel mondo dei libri, con Rcs. Gems sta infatti per acquisire (si attende il nulla osta dell’antitrust), il 35 per cento della Fazi Editore. Passando così da una quota di mercato del 10,1 per cento, a circa il 12 (copia più, copia meno), incalzando da presso il 12,4 del gruppo oggi secondo soltanto a Mondadori (beninteso, al netto di Einaudi, Sperling & Kupfer, Piemme etc) il leader che detiene il 14,3 per cento.

Dopo aver acquisito l’estate scorsa lo storico marchio torinese Bollati Boringhieri, la nuova mossa annunciata agiterà quindi ulteriormente le acque, causando, c’è da scommetterci, una reazione a catena. «Con questo accordo - dice Stefano Mauri - Gems si propone di accrescere le dimensioni di un gruppo che ha sempre saputo coniugare libertà e indipendenza necessari a una corretta interpretazione del lavoro editoriale con la capacità di potenziare gli aspetti economici, finanziari e commerciali. Grazie a questo accordo Fazi Editore potrà contare sull’esperienza, sugli strumenti e sui servizi amministrativi e commerciali di Gems nell’accompagnare la crescita e lo sviluppo della casa editrice. Le funzioni editoriali resteranno di esclusiva pertinenza di Elido Fazi, presidente e amministratore delegato della casa editrice (che nel frattempo ha prodotto molti successi sia nella narrativa sia nella saggistica, ndr). Il polo che si viene a formare avrà così una quota di mercato superiore al 12 per cento, rafforzando un’avventura editoriale nata trent’anni fa e qualificatasi come terzo polo dell’editoria libraria».

A conferma del fatto che il matrimonio d’interesse è stato già «digerito» da entrambe le parti, ecco le parole di Elido Fazi, fondatore a Roma nel 1994 dell’omonima casa editrice: «Spero di poter arricchire il contributo di quello che è di fatto il terzo gruppo editoriale italiano». Insomma, tutto vero. E tutto bene, secondo i protagonisti.

Lunedì scorso, a Milano, alla presentazione del Quaderno del premio Nobel portoghese José Saramago (Bollati Boringhieri), Mauri era apparso tranquillo e soddisfatto. Sul palco del teatro Parenti, in una serata molto antiberlusconiana, era presente anche Marco Travaglio, cofondatore del quotidiano Il Fatto, che vede tra gli azionisti l’editrice Chiarelettere, anch’essa facente capo per il 49 per cento alla Gems. Saramago, che fin qui aveva sempre pubblicato con Einaudi (cioè con il gruppo Mondadori) ha scelto di cambiare editore per motivi politici. Ma non è certo un caso se ad aggiudicarsi il suo ultimo lavoro è stata proprio la casa editrice Bollati Boringhieri, neoentrata nel gruppo Gems, bisognosa di rinfrescare il catalogo con titoli di forte visibilità.
La filosofia del sistema Mauri Spagnol, al quale fanno capo ormai una quindicina di marchi fra loro molto differenziati, da Longanesi a Salani, da Guanda all’editrice Nord, passando attraverso il ricco territorio dei libri per ragazzi e per bambini, che finora pareva essere orientata ai piccoli passi, sta dunque per compiere il passo decisivo, dando corpo a un gigante agguerritissimo che vanta peraltro una vastissima rete di punti vendita. Va infatti sottolineato che Gems è controllato per il 73 per cento dal gruppo Messaggerie Italiane, una delle principali società di distribuzione nazionali. E che tale società ha concluso nel giugno di quest’anno un accordo con il gruppo Giunti per un’alleanza strategica sul mercato della distribuzione all’ingrosso e al dettaglio. Presidente della nuova società è Alberto Ottieri, amministratore delegato Martino Montanarini. In questo «scatolone» sono stati inseriti tutti i punti vendita di Giunti, le librerie della catena Ubik e di metà della catena Melbookstore e la libreria on line Internet Bookshop, per un totale di 170 librerie, circa 1.500 dipendenti e con un fatturato che a fine anno dovrebbe superare i 470 milioni di euro a prezzo di copertina.

È vero che sul colpaccio di Gems pende ancora la spada di Damocle del giudizio della commissione antitrust. Ma il via libera definitivo è comunque previsto per il primo febbraio prossimo. Nel frattempo Ottieri ha commentato: «È un’alleanza tra due gruppi indipendenti che operano nel mercato del libro, che guarda lontano e che consolida un progetto industriale di grande peso e rilevanza. Una nuova realtà capace di coprire tutti i canali di vendita del libro, realizzando quindi la seconda catena di librerie gestite in proprio sul mercato editoriale italiano, con un fatturato di almeno 150 milioni di euro».

Compare, qui, il fatidico aggettivo «secondo» che, forse per scaramanzia, gli altri protagonisti di queste vicende non pronunciano. E che in questo caso riguarda solo la gestione in proprio delle librerie, essendo la Feltrinelli al primo posto. Raggiunto al telefono, Paolo Mieli, presidente della Rcs, ha preferito non commentare l’episodio di acquisizione della Fazi. «Non entro nel contesto di argomenti e decisioni altrui», è stata la sua unica risposta alla nostra domanda se non sentisse il suo gruppo minacciato da una concorrenza così pressante. Abbiamo rivolto la stessa domanda a Giulio Lattanzi, amministratore delegato di Rcs libri: «Non so ancora nulla di questo accordo - dice Lattanzi - e comunque mi pare un’acquisizione di minoranza. Mi riservo altre considerazioni a quando avrò letto con attenzione i termini del contratto».

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