M&C, la finta del parente dell’Ingegnere

Calcisticamente parlando si tratta di una finta. Alessio Nati, il marito di una delle figlie dell’attuale moglie di Carlo De Benedetti, rinuncia all’acquisto del 5,3% di Management & Capitali, operazione annunciata già da alcune settimane. Ed esclude, per ora, ogni altro acquisto di azioni.
Riassumendo: Nati prima dice di valutare un’Opa sul fondo creato dall’Ingegnere. Ma non arriva nessuna Opa. Allora Nati spiega che si accontenterà di una partecipazione del 5%. Le azioni non le ha ancora in mano, ma - assicura - il contratto con il venditore, Sal. Oppenheim, è firmato, è solo questione di tempi tecnici. Anche questa volta non se ne farà niente.
Le motivazioni di Nati: l’iniziativa di acquistare azioni M&C «esclusivamente motivata da ragioni di carattere industriale e comunque finalizzata a realizzare un buon investimento finanziario ha sollevato strumentali ed eccessive illazioni». Obiettivamente non convince. Nati spiegò che il suo investimento andava inquadrato in un «ampio interesse per le società ad alto potenziale di ritorno nel medio termine», augurandosi di poter «assumere una voce di rilievo nell’assemblea della società» e facendo capire che ci sarebbero potuti essere ulteriori acquisti di azioni. Non si capisce dunque quali illazioni possano aver distolto il finanziere da un progetto con orizzonti - così lui stesso lo ha dipinto - del tutto diversi rispetto alla cronaca estiva su M&C.
Non convince neppure quando spiega che il passo indietro è stato deciso anche «in considerazione delle operazioni di acquisto/vendita effettuate o annunciate da terzi successivamente alla stipula del contratto». Nati si è mosso quando la bagarre su M&C era partita da tempo: le quotazioni del titolo erano già salite ai massimi di 0,18 euro, i Segre e Tamburi avevano già rilanciato e De Benedetti aveva già iniziato ad accumulare titoli a prezzi superiori a quelli delle Opa e a quelli di mercato. E non si comprende che problema abbia avuto successivamente Nati nel constatare che l’interesse per l’azienda restava alto (vedi l’arrivo della terza Opa), col titolo stabilmente sopra i prezzi a cui si era impegnato ad acquistare.
Se i molti annunci del finanziere sono entrati nell’ampia casella dei fatti che hanno alimentato la corsa del titolo M&C (quotazioni triplicate da marzo), ora il suo dietro front non lascia indifferente la Borsa, col titolo sceso ieri del 3,67% a 16,52 centesimi. E il comportamento di Nati - pare - «non è passato inosservato» agli occhi della Consob, che nei mesi scorsi era intervenuta più volte per chiedere chiarimenti sui suoi presunti acquisti e su eventuali patti non dichiarati con altri attori della vicenda (il «suocero acquisito» De Benedetti e i Segre, legati da storici rapporti con l’Ingegnere). Per non parlare della presumibile irritazione dell’Authority che, a seguito delle sue risposte, l’aveva già inserito nella lista ufficiale dei soci M&C.
Si attendono sviluppi. Il recente via libera all’Opa Samorì, tecnicamente, apre la porta ai rilanci dei Segre e di Tamburi. Ma quest’ultimo ha recentemente venduto parte delle sue azioni. E la famiglia torinese ha fatto sapere ieri che non ci sarà alcun rilancio: la sua offerta scade il 15 e resta inalterata.

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