«Da me i cani diventano donatori di sangue»

«L’unico cane che non morde è il cane di pezza». Il dottor Renato Magliulo ama le favole di Esopo, ma sa distinguere tra gli animali delle fiabe e quelli della realtà.
Magliulo, bolognese, 50 anni, specialista in etologia applicata al benessere animale, ha realizzato il suo sogno: creare il primo centro trasfusionale per cani donatori di sangue. A ospitare la struttura - unica in Italia - sarà la clinica veterinaria dell’orologio a Sasso Marconi.
«L’immagine suggestiva del cane che "offre" il proprio sangue a un suo simile - spiega Magliulo al Giornale - non deve portarci fuori strada: qui altruismo e solidarietà non c’entrano nulla. Questi sono "sentimenti" che nel mondo animale si manifestano in modi diversi, ma non certo attraverso la donazione del sangue».
Intanto tutto è pronto per l’inaugurazione di questa prima banca del plasma canino che accetterà solo amici a quattro zampe in regola con vaccini e profilassi; ma il certificato medico di Fido dovrà rispondere anche ai seguenti requisiti fisici: sano, taglia media o grande, peso non inferiore ai 20 chili ed età compresa fra quindici mesi e 9 anni.
«Qualche tempo fa - ci racconta Magliulo - ho venduto l’ambulatorio che avevo in città e mi sono dedicato interamente a questo progetto, messo in piedi a giugno ma finora bloccato da una serie di complicazioni burocratiche».
Un rapporto di amore - quello tra Magliulo e i cani - nato in maniera abbastanza traumatica: «Avevo tre anni, quando "molestai" il primo cane. Io ero un cucciolo di uomo e lui, per mia fortuna, era un cucciolo di animale. Mi ritrovai con il volto graffiato, ma questa esperienza non fece altro che ingigantire la mia passione per i cani».
Da allora, non c’è stato un attimo della sua vita senza l’eco di un bau bau: «Il mio primo cane si chiamava Lessie, ed era un pastore Shetland, è stato al mio fianco per 18 anni. Oggi c’è Plauto, un meticcio che con il suo sangue ha salvato la vita a un dogo argentino, suo acerrimo nemico».
Che fa dottore, commette l’errore di «umanizzare» un cane?
«No guardi, questo è uno sbaglio che non commetterò mai. Sono convito che i cani vadano trattati in modo da non tradire mai la loro vera indole. Chi si rapporta a un cane come se fosse una persona, mette l’animale in condizione di vivere male o, peggio, di ammalarsi».
Ma torniamo al Centro trasfusionale veterinario. Dopo un lungo silenzio, il ministero della Salute è intervenuto nel 2007 dettando linee guida alle Regioni sulle trasfusioni, ora consentite solo con sangue intero (non emoderivati) e solo per cavalli, cani e gatti. «Ho richiesto tutte le autorizzazioni - spiega Magliulo -, il mio centro si propone di operare nel rispetto della nuova normativa e, soprattutto, del benessere del cane. Non facciamo donare un animale che non è psicologicamente idoneo. Il sangue sarà a disposizione di tutti i veterinari che ne faranno richiesta, al contrario dei centri universitari che di solito lo raccolgono solo ad uso interno».
«I gruppi sanguigni canini - ricorda Magliulo - sono circa venti, di cui otto identificati. La trasfusione serve in caso di ferimenti, ma anche per curare malattie croniche e rimediare a varie forme di avvelenamento. Prima del prelievo il cane effettua gratuitamente gli esami di rito, poi i maschi idonei donano ogni tre mesi, le femmine due volte l’anno». Il Centro fornirà a Fido una tesserina con foto e gli garantirà premi-fedeltà: una medaglietta alla decima donazione, una coccarda alla ventesima.
E i padroni? Dovranno dare il buon esempio. Come? Diventando donatori Avis, ovviamente.