Una lunga serie di contatti incauti, e altrettanto incautamente lasciati nella memoria degli smartphone, con documenti riservati che passano da alti funzionari pubblici a manager privati. E una gara d'appalto che per la Procura è stata truccata, ma che in realtà non aveva alcun bisogno di essere truccata perché non c'era nessun altro aspirante a comprare San Siro. È questo il quadro che emerge incrociando i dati contenuti nel decreto di perquisizione che martedì ha portato la Gdf a fare irruzione in Comune e nelle sedi di Inter e Milan con le notizie pubblicate negli ultimi otto anni sull'operazione-simbolo della giunta di Beppe Sala. Perquisizioni e avvisi di garanzia hanno portato allo scoperto l'inchiesta più hot del pool anticorruzione della Procura, quella sulla vendita del "Meazza". Una quantità di telefoni e computer sono sotto il setaccio delle Fiamme gialle, alla ricerca di tracce ulteriori. Ma il decreto permette di ricostruire con una certa precisione cosa hanno davvero in mano i pm per muovere le accuse ai vertici del Comune, ai due club e agli intermediari: a partire dalla ex vicesindaca Lucia De Cesaris, nominata dall'Inter come sua plenipotenziaria su indicazione diretta di Palazzo Marino.
Il primo tema d'accusa, la rivelazione di segreto d'ufficio, è quello cui viene dedicato lo spazio maggiore. La Procura contesta "scambi di bozze o informazioni riservate e coperte da segreto in cui l'oggetto della negoziazione veniva sottoposto ad uno scrupoloso labor limae che facesse incontrare gli interessi delle parti pubblica e privata". ll clou si raggiunge nelle ore cruciali a ridosso del 19 gennaio 2023, quando viene varata dal consiglio comunale la delibera che dà il via definitivo alla vendita. Già tre giorni prima Mark van Huukslot dell'Inter sa già tutto e chiede all'assessore Giancarlo Tancredi "possiamo condividere un testo prima?". In condizioni normali avrebbe ricevuto un brusco diniego, invece la bozza viene recapitata sia a lui che alla De Cesaris: il mittente, scrivono i pm, "allo stato risulterebbe essere stato proprio Tancredi". Di episodi simili è costellata l'intera vicenda, così come raccontata dalle chat sequestrate: che insieme al passaggio di segreti documentano una sorta di subalternità della macchina comunale davanti alle pretese dei privati, già vista in altri capitoli delle indagini sull'Urbanistica (basti pensare al tono di alcuni messaggi del costruttore Manfredi Catella al sindaco Sala). Una subalternità che non si spiega solo con il timore di Tancredi della fuga da Milano dei due club, e di ritrovarsi sulla groppa "per vent'anni un bambascione che cade a pezzi", ovvero il Meazza dismesso.
In questo rapporto un po' impari colpisce - e la Procura lo sottolinea - l'assenza o quasi del Milan, che sembra avere appaltato all'Inter la gestione dei contatti col Comune. La macchina da trattative nerazzurra si rivela così efficiente che quando al club arriva Oak Tree può permettersi di licenziare nel giro di pochi mesi i due manager che hanno gestito la pratica, ovvero van Huukslot a settembre 2024 e Alessandro Antonello a febbraio 2025: a quel punto, evidentemente, l'accordo è già sancito. Manca solo la benedizione politica anche delle opposizioni ed è lì, secondo fonti interne al dossier, che entra in gioco il Milan.
Più complesso il tema della turbativa d'asta dove l'accusa della Procura va a sbattere contro un dato di fatto: dopo che il 28 marzo 2019 il Meazza viene inserito nel Pavi, il Piano di dismissioni dei beni pubblici, l'unica manifestazione di interesse arriva da Inter e Milan, con la proposta del 10 luglio 2019; e quando il 24 marzo 2025 il Comune dirama l'avviso pubblico per chiedere a altri offerenti di farsi avanti non si presenta nessuno.
I pm contestano la brevità del termine concesso (entro il 30 aprile) e sostengono che il bando era cucito su misura per i club in modo da escludere altri aspiranti come Claudio Trotta e Giuseppe Rizzello, che "non sono mai stati messi nelle condizioni di partecipare alle fasi conclusive del procedimento". Ma come i due fossero davvero in grado di affrontare una partita colossale come quella di San Siro, le carte dell'inchiesta non lo spiegano.