Il medico fa la guerra alle denunce con le ricette

Si chiama medicina difensiva. Rievoca immagini di trincea. Ma in questa guerra, le armi sono le penne che prescrivono esami su esami, anche quelli più improbabili, anche quelli più costosi. Insomma, tutto quello che la diagnostica moderna offre. I militari sono i medici, che si difendono così, a suon di esami preventivi, dalla pioggia di querele, denunce e richieste di risarcimento sventolate dai pazienti non soddisfatti. Le cifre giustificano questa costosissima tendenza. Tra il 1994 e il 2007, il numero dei sinistri denunciati alle compagnie di assicurazione si è più che triplicato, passando da circa 9.500 a quasi 30mila. E l’Amami, che tutela i medici accusati di malpractice, stima che oltre l'80% dei chirurghi abbia ricevuto o riceverà almeno una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia durante il corso della vita lavorativa anche se in media l'80% dei processi si conclude con l'assoluzione del medico imputato.
Ma i processi sono lunghi, costosi e stressanti. E così i camici bianchi si sono organizzati. Su due fronti. Con le assicurazioni sanitarie, a volte costosissime. I ginecologi pagano polizze che oscillano dai 6mila ai 15mila euro. Allo stesso livello il chirurgo plastico, mentre le polizze per altre specialità si assestano intorno ai 4-5mila euro annue.
Ma l’assicurazione salata non basta. La prevenzione è meglio che la cura e la medicina difensiva è sistematicamente applicata. Nessun professionista ammetterà pubblicamente che prescrive più esami del necessario. Ma davanti ad un questionario anonimo cambia tutto. Così si scopre che i medici prescrivono più esami di quelli strettamente necessari, oppure si rifiutano di trattare un caso particolarmente a rischio. Da un’indagine del centro studi «Federico Stella» è emerso che il 77,9% del campione, praticamente otto medici su dieci, ammette di aver adottato almeno un comportamento di medicina difensiva durante l’ultimo mese di lavoro. L’82% dichiara di aver inserito in cartella clinica annotazioni evitabili e sette medici su dieci confessano di aver predisposto il ricovero del paziente in ospedale nonostante fosse gestibile in ambulatorio. La metà dei medici afferma di aver prescritto farmaci non necessari. Il motivo di questo protezionismo eccessivo? Per otto professionisti su dieci è il timore di un contenzioso medico legale o di una richiesta di risarcimento (il 60%). Inoltre, per il 65,7% questo atteggiamento è influenzato dalle esperienze negative vissute da altri colleghi.
Ognuno si difende come può dunque. Ma a pagarne il prezzo è la sanità pubblica, cioè la collettività. E in tema di austerity non fa piacere sapere che la specialistica è aumentata del 5,1% nel 2009 rispetto all’anno precedente, con un costo complessivo di 4 miliardi 110 milioni di euro, mentre per la farmaceutica si spendono complessivamente 11 miliardi e 5 milioni di euro. Ammette un cardiologo pediatrico di Milano: «Ricevo piccoli pazienti accompagnati da richieste di esami dei vari specialisti o dei medici generici aumentati del 50% rispetto al passato». E l’Istat fa due conti in tutta Italia: sono state effettuate 31 milioni e 213mila visite mediche, con una media di 1,9 visite a persona. E negli ultimi cinque anni, il ricorso al medico è aumentato del 16,7% (pari a 4 milioni e 478mila prestazioni). I costi della sanità si moltiplicano a causa della medicina difensiva che farebbe lievitare, secondo Maurizio Benato, vicepresidente della Fnomceo, del 10-15% la farmaceutica, del 30% la diagnostica, del 10% i ricoveri. «Gli specialisti ammettono di utilizzarla per tranquillizzare i pazienti e se stessi – spiega Benato -. Ma l’uso difensivo della tecnologia ha un effetto-valanga: più gli specialisti prescrivono procedure diagnostiche inutili o trattamenti aggressivi per condizioni a basso rischio, più questo tipo di approccio tende a diventare lo standard legale per la pratica clinica. E tutto questo ha un impatto devastante sui costi sanitari a carico dei sistemi sanitari nazionali e della collettività».

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