Sono contrario alla pena di morte sempre e comunque, esattamente come Giordano Bruno Guerri: ma non sono d'accordo sul fatto che «Fa parte della storia di tutte le epoche e di tutti i luoghi che il dittatore, decaduto o sconfitto, venga ucciso dai vincitori o dai suoi ex sudditi». È verissimo se ci fermiamo a cinquant'anni fa, o a Mussolini e Ceausescu: ma poi le cose sono cambiate, perché le cose cambiano. Forse «la Storia non fa balzi» come dice Giordano, ma non è che rimane immobile. La condanna a morte di Petain venne commutata in ergastolo da de Gaulle. Stessa cosa per Papadopoulos, il capo dei colonnelli greci: è morto nel '99. Il generale Videla, in Argentina, ha preso l'ergastolo ed è stato graziato nel '90. In Cile Pinochet cadde solo per un plebiscito popolare, anche se adesso è tartassato dai processi. Forse Honecker non era propriamente il dittatore della Germania Est, ma in qualsiasi caso è stato prosciolto per motivi di salute. Noriega, a Panama, fu rovesciato dagli Usa e condannato a 40 anni. In Etiopia il terrorizzante Mengistu venne condannato in contumacia per i crimini più orrendi, ma vive in esilio nello Zimbabwe.
Uno come Pol Pot, in Cambogia, è stato condannato all'ergastolo solo di recente: ed è morto subito dopo. Per Milosevic non possiamo sapere come sarebbe finita, mentre nel caso di Saddam, ora, non è chiaro perché i princìpi settecenteschi sulla minor deterrenza della pena di morte dovrebbero venir meno.Meglio allo zoo
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