La memoria corta sui disastri del governo D’Alema

Carissimo Granzotto, a me pare che il centrodestra non stia conducendo una gran campagna elettorale: sta prendendo botte da orbi da tutti, peggio di un povero Pulcinella, dal moribondo Pd, dalla neo digiunatrice Emma, dalla Cisab (Confederazione italiana stampa antiberlusconiana) che raccoglie il 90% dei giornali del Belpaese, dalla stampa estera al gran completo e siccome non vogliamo farci mancare nulla anche dal Grillo Parlante Fini. Berlusconi dispone di tre Tv e gli si può accreditare anche «una certa influenza» sulla Rai, come capo del governo in carica, eppure la campagna di delegittimazione, seguita agli avvisi di reato e agli arresti di personaggi più o meno legati al Pdl, sta furoreggiando senza che da parte nostra vengano attuate adeguate azioni di contrasto. Propongo un divertente giochino. Si digitino su Gooogle queste tre parole: Barberi, Arcobaleno D’Alema e nel giro di mezzo secondo si avranno 4.600 risposte di cosa intende la sinistra per Protezione civile, come la sa attuare, con quale efficienza, integrità morale ed onestà. Uno dei difetti italiani è la memoria corta, ma San Google ricorda tutto. Visto che la «macchina da guerra elettorale» della destra sembra se non proprio ferma, quantomeno, zigzagante e incerta, diamoci da fare noi e passiamo parola.
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La Missione Arcobaleno! «Fiore all’occhiello del governo D’Alema», squittì la Jervolino (la reginetta della «monnezza» ancora fortissimamente inchiavardata alla poltrona di sindaco di Napoli). «Operazione senza ombre» per Lamberto Dini, l’allora evanescente ministro degli Esteri. «Un successo italiano» per il capo della Protezione civile e duce della missione, il geotermologo Franco Barberi. Visto che per signorilità Berlusconi si è astenuto dal ricordarle ai «sinceri democratici» e ai repubblicones scatenati sul caso Bertolaso, ci pensiamo noi, caro Simonetti, a riproporre le parole pronunciate da D’Alema nel ’99: «La Missione Arcobaleno è una pagina nobile che il nostro Paese ha scritto in giorni difficili: è stata un'occasione per mostrare il volto generoso e solidale dell’Italia». Poi, per rintuzzare Panorama che stava sollevando il velo sulla corruzione, ruberie, appalti allegri e tangenti, sul verminaio, insomma, di quella «pagina nobile», D’Alema aggiunse: «Oggi su questa pagina si cerca di gettare del fango. Per miseri fini propagandistici si attacca il Governo cercando di colpire l’eccellente lavoro che la Protezione civile ha svolto in questi mesi. Nella mia vita politica ne ho viste tante, ma il fatto che dei nostri concittadini, per mero spirito di fazione, si impegnino tanto a denigrare l’Italia - nel momento in cui il nostro Paese è elogiato dall’intera comunità internazionale - è una cosa che mi addolora profondamente e mi ferisce». Sta di fatto che dolore o non dolore, ferite o non ferite, quelli «dell’eccellente lavoro» finirono poi in galera. Diciassette vennero rinviati a giudizio (fra i quali, ovvio, Franco Barbieri, accusato di associazione per delinquere) anche se il processo, inizialmente fissato al febbraio del 2009, non è ancora cominciato. Ma noi sappiamo aspettare.
Però, vede, caro Simonetti, tornando a bomba non è tanto la memoria corta o l’andamento zigzagante della macchina elettorale che preoccupa. Quanto piuttosto l’aria del «tanto peggio tanto meglio» che aleggia nelle cantine della maggioranza. Quel che tramerebbero certi marpionacci sarebbe infatti di indebolire il Cavaliere sabotando quel tanto che basta le elezioni, così da ritrovarsi più spazio di manovra per le loro mene di potere. Non saprei dirle quanti ce ne siano, al lavoro, di questi sordidi doppiogiochisti, di queste quinte colonne. Le posso solo confermare che qui dove mi trovo è distintamente percepibile lo sciaguattio del remar contro. Un suono lieve, ma insistente.

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