“La vita è correre, il resto è una lunga attesa”: la celebre frase di Steve McQueen fa capire che Max Verstappen probabilmente sta bluffando. A 28 anni con 4 titoli mondiali è ancora presto per mettersi in panchina, anche se il suo penultimatum (“a fine stagione deciderò”) sembra serio.
Più semplicemente sembra quella cosa che succede in oratorio, quando c’è da litigare sulle regole. A Max questa nuova Formula Uno non piace e non le manda a dire, soprattutto perché “se parti in P7 o P8 la cosa non è affatto divertente”. Che poi sarebbe quello che succede alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi, che magari partono pure in P22 e non è che abbiano da farsi delle grasse risate mentre girano in pista come criceti (citazione Nico Rosberg) a caccia di chissà che cosa.
Max, diciamolo, ha un’altra visione: le corse non vanno più bene perché la sua macchina si è trasformata in una tartaruga, e così il panorama non è bello come quando in griglia, davanti a lui, non c’era nessuno. Il suo Team Principal Makies ha riassunto il suo sfogo sintetizzando con un “quando gli daremo una macchina vincente vedrete che tornerà a essere contento”, ma l’olandese non molla: “La F1 mi vuole ancora? Torni ad essere divertente”.
Per carità: chi siamo noi per contraddire un asso del volante. E infatti nessuno ha avuto il coraggio di dirgli che gli spettatori, con questo ibrido imperfetto di quest’anno, se li stanno proprio godendo i GP. Ma si sa: all’oratorio c’è sempre il rischio che chi porta il pallone, se lo fai arrabbiare, minacci di riportarselo a casa. Figurarsi se, come Max, mette il broncio e si porta via l’automobile.