Uno spettacolo che parla di censura, doppi giochi, furbizia. In prima milanese al Teatro Menotti fino al 22 marzo è in scena Mephisto-Romanzo di una carriera, dall'opera letteraria di Klaus Mann, figlio di Thomas Mann, "Mephisto", del 1936, riadattata per il teatro da Andrea Baracco, che firma anche la regia e Maria Teresa Berardelli. Ambientato in una Germania già nazista e a un passo dalla Seconda guerra mondiale, "Mephisto" è il racconto della vita di un attore disposto a cedere ai compromessi morali necessari dell'epoca per continuare a lavorare e a vivere. "Ci siamo innamorati di Klaus Mann, della sua storia e del romanzo - dice al Giornale Woody Neri, attore, cantante e regista premio H Premio Nuova Scena 2013. Lavora con registi come Gabriele Lavia, Giuseppe Isgrò, è nella Compagnia Umberto Orsini-. La vicenda di Mephisto, il personaggio che interpreto, si staglia nella storia con la S maiuscola, che va dall'ascesa alla presa di potere de Nazismo: con Andrea siamo partiti da un grande amore per il romanzo, poi c'è stato il lavoro in sala. Abbiamo parlato di Mephisto, che a tratti è indifendibile: eppure quando metti in scena questo strano individuo devi sempre cercare di non giudicarlo o giustificarlo, è difficile". La scena è uno spazio buio e mutevole, che svela camerini, teatri, gli ambienti che frequenta Mephisto. Il protagonista, che inizialmente sembra credere negli ideali di libertà artistica delle Avanguardie, poi si rivela disposto a tutto pur di continuare a calcare le scene, si piega alle esigenze della dittatura. Mephisto è confuso, ingegnoso, antipatico, insicuro, vanitoso, non appoggia il regime idealmente, ma non lo ostacola per convenienza. Non è il ritratto di tutti gli attori? "Un po' sì - riconosce Neri -. questo è un aspetto. Nello spettacolo ci sono attori che incarnano figure più elevate come Marlene Dietrich, che se ne andò in America quando arrivò il regime nazista. Si percepisce dal romanzo che ci sono tanti modi di fare questo mestiere: certo c'è la voglia, la passione, la sete di stare sul palco. Però Mephisto è così accecato dal suo desiderio di mostrarsi che non si rende conto di tutto quello che gli accade intorno dal punto di vista sociale, storico, politico".
Il mondo del teatro è politicamente compromesso anche oggi? "Una domanda difficile a cui rispondere. In passato lo era molto di più perché si pensava che il pubblico teatrale fosse un bacino di utenza e di voti maggiore. Il fatto che sia sottovalutato dà dei margini di libertà che magari anni fa non aveva". A Milano il teatro è molto seguito. "Credo conti moltissimo, come città, per il teatro.
Ma credo che sia altrettanto importante portare gli spettacoli in provincia. Attendo che ci si renda conto che bisogna sostenere i circuiti più che la produzioni. Perché il teatro italiano nasce per essere di compagnie di giro, per portare gli spettacoli nei paesini, nei luoghi sperduti".