Mercato di siti a spese dei Comuni

Mercato di siti a spese dei Comuni

Non esiste ancora una legge che tuteli i Comuni dalle imprese o società che acquisiscono domini di siti Internet, il tutto a scopo di lucro, e a farne le spese sono decine di Comuni in varie regioni, anche in Liguria, che si trovano defraudati dei propri siti, visto che a loro nome sono registrati privati che nulla hanno a che vedere con le istituzioni. Creando confusione e danni, naturalmente, soprattutto a chi di navigazione virtuale non è esperto e che digitando per esempio Varese Ligure, Bonassola o Santo Stefano Magra non si trova davanti come prime scelte il collegamento al sito del Comune, ma proposte di vacanze, case in affitto, fondazioni, corsi di nuoto, fabbriche slovacche e quant’altro.
Oltre a quello già citato, sono coinvolti anche, fra gli altri, Carrodano, Maissana, Sesta Godano, Framura, Magra, Ortonovo, Vezzano ligure e Borghetto di Vara; spostandosi dalla provincia di La Spezia alla Lunigiana la musica non cambia e i siti usurpati sono quelli di Zeri, Mulazzo, Filattiera, Fosdinovo, Licciana Nardi e Comano, solo per citarne alcuni. Quindi risultano tanti gli interessati all’interrogazione presentata mercoledì in Senato dal senatore Egidio Pedrini, del gruppo per le Autonomie e membro della commissione dei Lavori pubblici e comunicazioni, chiamando in causa il ministro delle Comunicazioni, quello per l’Innovazione e per l’Interno, perchè la situazione migliori, riprendendo in mano e discutendo il disegno di legge As 4594, a proposito della «Disciplina dell’uso dei nomi per l’identificazione di domini Internet e servizi in rete». Nell’abbozzo di legge si proponeva di vietare l’utilizzo dei nomi identici o simili a quelli di persone fisiche, giuridiche o organizzazioni, nonchè quelli di istituzioni o cariche pubbliche, enti o località geografiche; il tutto per evitare confusione o situazioni ingannevoli. Addirittura si era proposto un risarcimento minimo di 30mila euro, e difatti Pedrini chiede di esaminare attentamente il «danno arrecato all’utenza e alle varie amministrazioni comunali nella misura quantificabile in vari milioni di euro».
L’interrogazione arriva dopo i tentativi, come quello dello scorso febbraio, di chiedere alla società private coinvolte di cedere i propri domini, soprattutto nei casi in cui questi ultimi fossero da mesi o anni inutilizzati; tentativi non riusciti, visto che con i motori di ricerca si continua a trovare siti che nulla c’entrano con le amministrazioni locali, gli enti istituzionali, economici, di promozione turistica o rilancio del territorio. La battaglia si preannuncia dura e non tutta la letteratura precedente di casi simili si è risolta a favore di chi ha fatto causa: dal Vip o cantante che si ritrova a proprio nome siti di dubbio gusto, all’errore nel digitare un .com o un .it che porta a navigare siti completamente estranei all’obiettivo dell’utente. Utente che poi, distinguendo «con grande difficoltà» i diversi domini, «lamenta debolezza e inefficienza dei servizi veicolati sulla rete offerti dall’amministrazione locale». Sembra dunque che il passo avanti fatto recentemente con l’assegnazione del dominio .eu per quanto rigurda le istituzioni o privati europei, a garanzia di qualità, sia parzialmente cancellato dalla situazioni di tutti quei Comuni liguri e non che devono ancora lottare perchè il proprio sito non venga confuso in quell’enorme caos in cui talvolta può trasformarsi il Web.

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